Callejon: “Mi piace dare tutto per la squadra, i miei assist per lo scudetto…”

  
   

Il Club azzurro in Trentino sta preparando la stagione, ancora di più quest’anno con il preliminare di Champions a metà agosto e José CALLEJON, vuole partire fortissimo insieme al Napoli, squadra alla quale è ormai legato a filo doppio. L’intervista:Comincia il suo quinto anno: s’aspettava di restare cosi a lungo in azzurro e quanto vuole ancora rimanervi?
«Sono contento per questi quattro anni trascorsi a Napoli. Adesso parte il quinto: ormai mi sento di casa, mi sento napoletano. Sono felice di stare qui, ho ancora tre anni di contratto e spero di fare bene».
La prima amichevole: 17 gol, un Napoli già spettacolare: questo è davvero l’anno dello scudetto?
«Speriamo. È un obiettivo che penso abbiamo tutti in testa, ma è difficile perché si trovano squadre complicate da affrontare. Abbiamo cominciato bene e piano piano andremo lontano».
Come si fa a trasformare una squadra bella come il Napoli in una squadra bella e vincente?
«Penso che siamo sulla strada giusta: l’anno scorso abbiamo giocato tante partite belle e conquistato tanti punti. Però ancora mancano delle piccole cose che dobbiamo sfruttare meglio e bisogna curare bene i dettagli che fanno la differenza e ti portano a vincere qualcosa».
Quali sono questi dettagli da migliorare?
«Essere più concentrati e attenti a tutte le giocate, sulle palle inattive ad esempio: sono tutte queste cose che ti portano via i punti che alla fine mancano».
Sarri come ha migliorato il Napoli?
«Dal primo giorno che è arrivato aveva nella sua testa quello che voleva e doveva fare per noi: è stato un lavoro duro e importante, noi ce l’abbiamo messa tutta per rendere bene come stiamo facendo e speriamo di esprimerci ancora meglio».
E come ha migliorato lei personalmente?
«Mi ha migliorato su tutto. Tatticamente tanto perché lui lavora molto su questo ed è stato importante l’aspetto personale perché è un uomo che va sempre dritto, faccia a faccia, e ti dice quello che pensa: questo è apprezzato da me e dagli altri giocatori».
Sarri ha detto che grazie a Benitez a Napoli sono arrivati tanti campioni: anche lei è venuto qui per Rafa?
«Sì, anch’io sono arrivato qui per Rafa e anche altri calciatori che sono ancora qui».
Del Real Madrid le manca qualcosa?
«Il Real Madrid è stato casa mia, sono andato via dal mio paese che avevo 14 anni e sono rimasto lì sette anni nel settore giovanile e due in prima squadra. Sono stato tanto tempo lì ed è normale che mi manchi».
La pensa come il presidente De Laurentiis che se il Napoli si fosse trovato in finale Champions al posto della Juve non avrebbe preso 4 gol dal Real?
«Questo non si sa. Il Real è l’attuale detentrice della Champions, ha una bellissima squadra molto difficile da affrontare, con tanti giocatori forti».
Cosa pensa del momento di Reina: lo ritiene un intoccabile?
«Per me si, al cento per cento. Ha un carattere molto speciale, nello spogliatoio e in campo è un leader: in ogni squadra lo vorrei sempre con me».
Quale sarà la squadra da battere nella prossima stagione?
«Più di una sicuramente, perché tutte stanno facendo un grande mercato e ci saranno formazioni veramente forti da affrontare. Ma dobbiamo pensare solo a noi stessi perché stiamo facendo un bel lavoro e l’anno scorso abbiamo finito bene».
Indichi una prima rivale: sempre la Juve?
«Sì, sempre la Juve perché sono tanti anni che vince lo scudetto. E poi le altre: il Milan si sta rinforzando bene, c’è l’Inter, c’è la Fiorentina».
E la Roma che per ora sta cedendo diverse pedine?
«Anche la Roma, sta andando via qualche giocatore importante ma sicuramente ne compreranno qualche altro forte per andare a puntare sulla Champions e lo scudetto».
È arrivato Ounas, Sarri lo utilizza da vice Callejon: sente di avere per la prima volta un’alternativa davvero importante o servirà per farle tirare il fiato?
«Io come tutti voglio sempre giocare, è vero però che ci sono tante partite nell’arco della stagione e si deve recuperare bene per essere sempre al cento per cento. È arrivato Adan che si è integrato bene e sta facendo vedere già belle cose: speriamo che anche lui abbia spazio».
Ha mai parlato con Higuain di quanto avrebbe detto il fratello e cioè che Gonzalo non volesse più giocare con lei?
«No, non ne ho parlato».
Il primo appuntamento è il preliminare di Champions League di metà agosto: quali insidie nasconde?
«Per noi sarà come una finale, dobbiamo stare attenti, lavorare al massimo e arrivare al cento per cento per passare i preliminari perché queste due partite valgono tanto: vogliamo andare in Champions e fare ancora bene in Europa. Sono pericolose perché sono le prime due partite e perché rischi di affrontare un avversario difficile. Noi stiamo lavorando bene e siamo fiduciosi perché abbiamo una squadra forte e pensiamo di passare».
Come giudica la crescita di Insigne: ritiene che in questo momento sia il calciatore italiano più forte?
«È uno dei più forti. Dal giorno che sono arrivato è cresciuto tanto e forse adesso vive il suo momento migliore e ne deve approfittare: siamo contenti di quello che sta facendo e speriamo continui così».
Lo ritroverà in Spagna-Italia?
«Lui ci sarà sicuramente, io lo spero».
E Italia-Spagna come l’immagina?
«Sarà dura»
Per chi?
«Per tutte e due per quello che si è visto a Torino: sarà una partita importante,

entrambe dovranno provare a vincere. E sarà una partita molto bella».
Cosa cambia per lei con Mertens o Milik centravanti?

«Non cambia tanto né per me né per la squadra. Sono due attaccanti diversi ma noi proviamo a fare sempre le stesse giocate. Sia con Dries che con Arek ci troviamo bene».
L’anno scorso il Napoli ha pagato la crisi di venti giorni ad ottobre che è poi costata la scudetto: è soprattutto sulla continuità che dovete fare il salto di qualità?
«Sì, il salto di qualità avviene su questo e sui piccoli dettagli perché sono quelli che ti portano via punti: a ottobre per un paio di settimane non abbiamo giocato bene e anche con la testa non eravamo al massimo, questo si paga alla fine in termini di punti».
L’attacco del Napoli ha battuto ogni record, come si migliorano adesso i numeri difensivi?
«Tutti quanti insieme. Il primo che deve difendere è il centravanti perché è il primo che sta vicino alla palla. I gol li prendiamo tutti e non è solo colpa dei difensori e del portiere: dobbiamo difendere tutti bene e così andrà meglio come numero di gol subiti».
Come fa a correre cosi tanto e a non stancarsi mai?
«È la genetica: devo ringraziare il mio papà per questo fisico. Sono contento di essere così e spero di restarci ancora tanti anni».
Tutti gli allenatori vorrebbero uno come lei che si sacrifica per gli altri: qual è il suo segreto?
«A me piace dare tutto per la squadra: siamo un gruppo e bisogna essere così. Quando uno fa uno sforzo per il compagno e l’altro lo ringrazia per me è un fatto importante».
E lei è uno che segna: punta ad arrivare in doppia cifra?
«Per la verità preferisco gli assist, mi piace di più far segnare gli altri, però anche se arriva il gol personale è importante. L’anno scorso ho segnato 17 reti, speriamo di arrivare a 20- 22. Sarebbe ottimo».
Mertens può vincere la classifica cannonieri visto che si fermò a un solo gol da Dzeko?
«L’anno scorso ci è andato molto vicino. Penso di sì, ce la può fare: è arrivato bene fisicamente e ha voglia di fare ancora belle cose. Speriamo anche per la nostra gioia che possa vincerla».
Hamsik ha detto che si riparte tutti da zero, sulla stessa linea: le distanze dalla Juve si sono ridotte? 
«La penso come Marek. Quando ricomincia il campionato si riparte tutti da zero: l’anno scorso alla fine siamo arrivati solo a cinque punti e ci è mancato pochissimo per raggiungere la Juve. Speriamo che quest’anno avremo più continuità e cureremo meglio i dettagli: così potremo arrivare a vincere. Nella nostra testa ora sentiamo di essere sempre più vicini, dobbiamo solo lavorare e andare avanti».
Gli scudetti si vincono contro le piccole: lei che ne pensa?
«È la verità. Quando ti trovi di fronte squadre forti nessuno deve dirti di tenere alta la concentrazione perché accade naturalmente. Questo bisogna farlo contro le piccole squadre».
Il calcio italiano è ancora cosi lontano da quello spagnolo?
«No, penso che si stia arrivando a un punto molto simile. Prima il calcio italiano era più tattico, si segnava di meno, era molto più difensivo. Adesso si è più o meno allo stesso punto della Liga».
Il Napoli di Sarri è la squadra che gioca il calcio più europeo?
«Proviamo a giocare un calcio bello e l’anno scorso si è visto che siamo una squadra forte: in campo vogliamo divertirci e divertire i nostri tifosi».
Il divertimento e l’allegria sono tra i vostri segreti?
«Quando entri in campo e provi un senso di divertimento giochi meglio. Questo avviene quando con i tuoi compagni ridi e c’è la gioia di giocare insieme: da noi è così».
Altro elemento chiave del Napoli è il gruppo forte: è così che si vince?
«Abbiamo un gruppo solido e un gruppo anche giovane con tanti giocatori di futuro: insieme vogliamo diventare sempre più forti».
Tra i giovani c’è Diawara che ha giocato di più e Rog che si è visto meno: questo è il loro secondo anno, come li vede?
«Bene tutti e due, come vedo molto bene Zielinski. Penso che nel giro di tre-quattro anni formeranno il centrocampo italiano più forte: hanno grande qualità e un bel futuro davanti».
Hamsik uomo, compagno capitano e giocatore: come lo descriverebbe?
«Quando lo vedi il primo giorno sembra timido e un po’ chiuso. Appena lo conosci ti accorgi che è un ragazzo con un cuore grandissimo che ti dà tutto. È un capitano, un amico. Come giocatore è fortissimo, ha destro e sinistro, ha praticamente tutto. Per me è uno dei centrocampisti più forti al mondo».
Una curiosità: anche con il gran caldo gioca sempre a maniche lunghe e calzettoni alti, come mai?
«Semplicemente perché mi piace giocare così».
Ci parli di Callejon lontano dal calcio: come le piace trascorrere il suo tempo libero?
«Mi piace stare in famiglia e giocare con le mie bambine».

Fonte il Mattino

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