“Il Pescara mi ha fatto meno male di Nicola Lombardo”. Libero pensiero di un ‘giornalista pezzotto’

   
   

La prima di campionato non è andata proprio come ci aspettavamo, un pareggio in quel di Pescara è poca roba e rappresenta una magra consolazione. È pur vero che siamo solo all’inizio e, se non erro, l’anno scorso, all’esordio contro il Sassuolo facemmo pure peggio perdendo per 2-1. Le squadre di Sarri, in genere, iniziano a macinare gioco dopo un po’ di partite e, quindi, per quel che abbiamo visto (o non visto) in campo ieri sera all’Adriatico direi che ci è andata pure di lusso.

Non sono di quelli che si metterà a recriminare sull’errore arbitrale o sul fatto che il campo non era in buone condizione, la vedo una cosa da deboli e piuttosto svilente. Mi soffermerò, piuttosto, sulla prestazione della squadra nel suo complesso che, a parte la fiammata dei primi dieci minuti, è stata alquanto scialba e, in certe occasioni, irritante proprio come alcuni protagonisti in campo. Abbiamo regalato più della metà della partita alla neopromossa Pescara e su questo c’è poco da obiettare. Il resto, come si dice da alcune parti, è solo ‘fuffa’, chiacchiere da bar per intenderci.

Sarri, in tutto ciò, è l’unico a non avere colpe. Il tecnico è il vero top player del Napoli, ma non si può pretendere che il suo gioco e il suo modo di intendere il calcio riescano a trasformare in goleador da trenta e passa reti ‘chiunque’ faccia parte delle squadre da lui allenate. Ogni calciatore ha le sue caratteristiche e il buon Maurizio, a mio avviso il migliore nel suo campo in Italia, non è certo Re Mida. Il calcio, purtroppo e per fortuna, non è un film come qualcuno vuole farci credere.

La prima di campionato è dunque già archiviata, ora testa al Milan sperando di vedere il Napoli che tutti conosciamo.

Ciò che, invece, non riesco ancora a mandar giù è la novità delle ‘conferenze ad invito’ tirata fuori nei giorni scorsi dal responsabile della comunicazione della SSC Napoli. La testata che dirigo, ovviamente, non è nella lista delle 25 invitate. La cosa non mi turba particolarmente dal momento che, senza alcuna spiegazione logica, la SSC Napoli ha sempre fatto di queste discriminazioni anche in fatto di accrediti ai giornalisti per le partite casalinghe, cosa che non avviene con altre società. Ciò che mi disturba, e parecchio, è il fatto che un giornalista professionista come Nicola Lombardo abbia usato delle parole talmente pesanti nell’esporre le sue considerazioni (e tali devono rimanere) da non rendersi conto delle offese gravi arrecate a tantissimi giornalisti pubblicisti e alla categoria in generale. Il responsabile della comunicazione del Napoli, in barba alle regole previste e prescritte dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, si è praticamente arrogato il diritto di vestire i panni di ‘Sommo Valutatore’ dell’opera giornalistica altrui dimostrando, con una certa dose di presunzione e pressappochismo, di essere totalmente all’oscuro delle procedure da seguire ‘in tempi moderni’ per essere ammesso all’Ordine dei Giornalisti.

  1. Che significa “giornalisti che si proclamano tali per autocertificazione”?

Mi sento offeso, e gravemente, perché ci sono migliaia di persone che come me si sono fatte il ‘mazzo’ (perdonatemi l’espressione) per arrivare ad ottenere la famosa tesserina marrone dell’OdG. La mia pratica, alla fine dei canonici due anni e dell’innumerevole numero di articoli prodotti, è stata esaminata dall’apposita commissione a ciò preposta presso l’Ordine Regionale dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Solo dopo una full immersion obbligatoria, presso l’Ordine, di 48 ore su deontologia professionale, nozioni di procedura penale e diritto penale, mi hanno consegnato la famosa tessera. Cosa che accade, con modalità diverse, in tutti gli Ordini Regionali dei Giornalisti. Quindi, l’espressione ‘proclamarsi giornalisti per autocertificazione’ non trova alcun fondamento nella realtà giornalistica se non nella fantasia di Nicola Lombardo che, a quanto pare, è stato denunciato al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dal SUGC (Sindacato Unitario Giornalisti della Campania).

Sicuramente le parole del responsabile dell’area comunicazione della SSC Napoli erano indirizzate a qualcuno in particolare, ma per il modo in cui si è espresso ha giocoforza tirato nel calderone l’intera categoria. Ragion per cui, usare l’espressione ‘giornalisti veri’ ha marcato ancor di più il disprezzo verso una parte di giornalisti che egli stesso, o chi sta sopra di lui, non riconosce come tali.

Che significa ‘giornalisti veri’? Esistono anche i ‘giornalisti pezzotti’? Da quanto esposto sopra non mi risulta dal momento che solo l’Ordine dei Giornalisti stabilisce le modalità di accesso ai rispettivi albi (professionisti e pubblicisti).

  1. “Gli incontri ad invito non sono una mia invenzione. Li fanno a Palazzo Chigi, alla Casa Bianca, all’OCSE…”

Ora, con tutto il rispetto che io possa nutrire per la SSC Napoli, mi sembra alquanto azzardato soltanto pensare di accostare una società di calcio alle realtà citate da Lombardo. Gli interessi tutelati sembrano ‘leggermente’ diversi.

In ogni caso, già il concetto di “invito” presuppone una selezione a monte che, rimanendo nel Lombardo-pensiero, può scadere facilmente nella discriminazione.

Il pluralismo dell’informazione, la libertà di stampa, il diritto ad esprimere il proprio pensiero e il diritto di cronaca non sono cose inventate da me. La chiusura della SSC Napoli verso un certo tipo di giornalismo fa a cazzotti con principi sanciti dalla Costituzione in primis e poi da varie leggi e regolamenti. Non è possibile dare una corretta informazione di fronte a una società “chiusa”. Infatti, ai giornalisti al seguito della SSC Napoli non è consentito assistere ad allenamenti, chiedere interviste a tesserati (o almeno i giornalisti ‘pezzotti’ non possono) e in Tribuna Stampa gli accrediti sono riservati “da sempre” alle stesse testate. Quali sono i criteri seguiti? Mah…

Eppure, leggendo un libro di deontologia del giornalista mi è subito balzato agli occhi questo passaggio: “Se un giornalista non avesse la possibilità di accedere alle fonti che ritiene necessarie, di andare là dove si verificano gli eventi che vuole raccontare, che informazione fornirebbe?”.

Non essendo per indole e formazione culturale uno che bada solo alla propria “pagnotta”, mi sono sentito in dovere di scrivere ciò che pensavo da un po’ di tempo. Mi giocherò gli accrediti (mai ricevuti) al San Paolo? Pazienza, la mia dignità, e quella della categoria di cui faccio orgogliosamente parte, vengono prima di tutto.

Dario Catapano

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Dario Catapano

About Dario Catapano

Laureato in giurisprudenza e giornalista dal Febbraio 2014. Nelle cose che faccio ci metto il cuore...e la faccia! Facebook: https://www.facebook.com/dario.catapano1 Twitter: @DarioCatapano