FIRENZE – E’ il volto nuovo di questa Nazionale. Marco Verratti, dalla faccia di bambino ma dalle idee da grande. «Quando Prandelli mi ha chiamato tra i 30 puntavo a entrare nei 23. Mi sono impegnato al massimo. Ora sono contento per me e dispiaciuto per gli altri. Il calcio è fatto di scelte».
Cosa ha pensato ieri sera, quando si è visto al Mondiale?
«Io penso al presente per preparare il futuro. Guardo le cose giorno per giorno, e do il massimo. E così continuerò a fare»
Chi le ha fatto i complimenti?
«Tanti, tra questi quello di Ibra, qualche giorno fa. Mi diceva di stare tranquillo che sarei andato di sicuro in Brasile…»
E dire che qui in Nazionale non le erano mai mancate le critiche
«Io sono abituato a essere criticato. Anzi direi che prediligo allenatori che scuotono così i propri giocatori, soprattutto i più giovani. Meglio un mister che stimola che uno che ti dice bravo»
Prandelli dopo l’Argentina ad agosto 2013 l’aveva “strigliata” dal punto di vista tecnico, dicendo che per uno che gioca davanti alla difesa lei stava troppo col sedere per terra e che avrebbe dovuto cambiare la testa e il modo di stare in campo, o la sua avvenatura azzurra sarebbe finita prima di iniziare
«Non lo dico per vantarmi ma ho sempre ascoltato gli allenatori e chi è più grande di me; bisogna avere la disponibilità a migliorarsi. Prandelli o Ancelotti mi hanno aiutato: adesso prima di entrare in scivolata ci penso…»
Lezioni anche dure: un po’ quello che succedeva a Pescara con Zeman: lei, Immobile, Insigne tutti in Brasile
«Già, è questo il bello del calcio. Zeman è un grande maestro, da lì siamo partiti tutti, difficilmente è uno che ti dice “bravo”, uno che ti tiene sul pezzo. In questo modo ci ha fatto crescere, ed è la cosa più importante»
Non deve essere stato facile
«Molti mi dicevano “difficilmente giocherai”, dato che partivo da trequartista, invece dal primo giornomi ha dato tanta fiducia»
L’assenza di Montolivo cosa cambia? Che ruolo avrà in questa Nazionale, oltre a quello di vice Pirlo?
«Mi dispiace tantissimo per Riccardo. Se mi metto nei suoi panni… sarei davvero triste, la cosa ci ha scosso. Adesso? Con Prandelli in questi giorni abbiamo parlato, e lui ha ragione. Un conto è essere solo alternativa in un ruolo, quello di vice Pirlo o invece poter giocare in altre zone di campo. Si tratta di un valore aggiunto per me. Eppoi in questi due anni di Champions mi sono misurato con gente che vedevo in tv, che ha fatto la storia del calcio»
Lei come vede questa Italia?
«Una squadra con un centrocampo molto tecnico»
Lei e Pirlo insieme?
«A Parigi ho fatto il regista negli ultimi due anni, iniziando l’azione. Ma nel Psg gioco con Thiago, un altro giocatore molto tecnico, dunque potrei giocare con Pirlo»
A proposito di Parigi, adesso se ne va anche Immobile: la diaspora dei talenti italiani è inarrestabile
«Diciamo che il calcio non è più nazionale, ed è difficile tenere i giovani se un Psg o un Dortmund vogliono qualcuno. Klopp è stato chiaro: “quando puntiamo qualcuno facciamo di tutto per prenderlo”. Detto e fatto»
Ma lei tornerebbe in Italia?
«Io sto bene a Parigi, non penso ad andar via. Se un giorno lontano dovessero farmi fuori, vorrei tornare qui. Anche perché…»
Perché?
«Da quando esci dal Paese, ti accorgi quanto vale essere italiano, rappresentare milioni di persone: vengono i brividi a pensarci e per questo non ci penso…, ma so quanti ragazzi vorrebbero essere al mio posto»
Il suo posto al Mondiale, a caccia della consacrazione
«Sappiamo di essere tutti indispensabili, Dovremo dare il 120% perché una cosa così può non capitare più nella vita»
Cosa pensa del Brasile?
«E’ una delle favorite, ha grandi campioni; e questo sarà il mondiale dei mondiali, perché è la patria del calcio, dai bambini ai più anziani; ma gli italiani lì ci daranno una mano. E noi daremo il massimo»
Qual è il massimo di Verratti?
«Il massimo significa il sogno: vincere il mondiale. Un anno fa con l’Under 21 siamo arrivati in finale ma non abbiamo vinto, adesso dovremo iniziare bene, a partire dalla gara contro l’Inghilterra»
Fonte:Corriere dello sport.

