Antonio Corbo scrive sull’inchiesta che ha portato provvedimenti cautelari nei confronti di alcuni imprenditori napoletani:
“Merita una riflessione per i riflessi sul calcio e sul Napoli. I magistrati, nei prossimi gradi di giudizio, definiranno la posizione degli indagati. Presto per dare giudizi. Non è una novità il rapporto opaco tra camorra e ristorazione, dopo le tante inchieste su clan, imprenditori e riciclaggio. Non è purtroppo una novità la tendenza dei calciatori a frequentare amici e ambienti vicini ai clan.
Hanno soldi, sono brillanti, offrono cene, trasmettono questo senso di impunità. La società fa abbastanza, negli spogliatoi c’è anche un codice etico in cinque lingue. Maradona, Lavezzi, ora Reina sono stati sfiorati, senza essere indagati, dalle inchieste. Accade perché la città, come tutte quelle ad alta emergenza criminale, è monitorata.
Credo che anche i tifosi debbano aver fiducia nella società per certe decisioni impopolari. Se De Laurentiis non acquista alcuni giocatori napoletani, se non trattiene altri a Napoli, evidentemente vuol tenere la squadra al riparo da tentazioni e rischi.
Che la festa dell’addio di Reina si sia svolta in un locale appena sequestrato non condanna chi lo frequentava. Meno che mai gli invitati alla festa. ma tutto dimostra come sia difficile vivere, investire e far calcio a Napoli.
Lodevole il tempismo di Procura e Dia. Dell’indagine si sa qualcosa solo a fine campionato. Né vi è stato sensazionalismo nel comunicarla. Ora è più chiaro il senso della battuta del presidente nel pranzo alla fine dello scorso campionato. Battuta che provocò la dura reazione del portiere.
Reina non è indagato, rimane un grande professionista ed un uomo rispettabile, ma non sorprende la mancata conferma. Leggendo anche le ultime carte giudiziarie, non può sorprendere”.

