Sgomento, incredulità, amarezza. Sono questi i sentimenti che riecheggiano in un San Paolo spettrale come quei vecchi alberghi nei film horror. Ma questa è invece tutta realtà. Se la Roma non sa più vincere, il Napoli gioca solo per sessanta minuti. Poi, come in ogni film che si rispetti, la mano dell’assassino, disattiva l’energia elettrica. E’ il blackout. L’Inter, scottata dall’eliminazione in Coppa Italia, fa di tutto per complicare la vita agli azzurri, ma il ciclone partenopeo si era abbattuto inesorabilmente su Shaquiri e compagni. Poi Mancini, sotto di due reti, si aggrappa all’ultima flebile speranza: fuori un inutile Brozovic, dentro il Profeta Hernanes. E’ la svolta dell’incontro. I padroni di casa restano inermi con gli occhi sgranati come dinanzi ad un fantasma e smettono di colpo di giocare. Alla fine, paradossalmente, dai tre punti persi si passa al punto guadagnato perché, negli ultimi minuti, i neroazzurri potevano anche completare il sorpasso.
TOP – Ad insindacabile giudizio dei nostri lettori, Mertens è stato il migliore azzurro della serata. In realtà nella prima ora di gioco, tutta la squadra aveva rispettato le consegne di Benitez: pressing, ripartenze e spinta sulle ali. Sono quindi molti gli azzurri a finire ben oltre la sufficienza nonostante il risultato finale non arrida al Napoli. Buona la gara di Inler, instancabile nelle chiusure David Lopez, una spina nel fianco Callejon, generosissimo Marek Hamsik che sblocca dapprima il risultato e poi serve l’assist per il Pipita nel secondo gol. Ma indemoniata è stata la prestazione del più votato, Dries Mertens, che a memoria personale disputa una delle più belle prove da quando gioca all’ombra del Vesuvio: tutte le azioni più pericolose nascono dai suoi piedi e Mancini è costretto, ad inizio ripresa, a invertire le fasce perché Santon rischia di impazzire
FLOP – Quando un’intera squadra molla la presa
di colpo non è semplice individuare un unico fattore. Forse i cambi non proprio indovinati dalla panchina, forse l’errata gestione delle energie nell’arco dei novanta minuti. Sta di fatto che il Napoli si scioglie come neve al sole. Di certo se nel primo tempo Higuaìn avesse sfruttato almeno una delle tre clamorose occasioni costruite sotto porta, gli ospiti difficilmente sarebbe riusciti nella rimonta. Ma poi dopo la rete di Palacio l’onda d’urto è violenta e ne fa le spese Henrique che manda alle ortiche una buona partita in cui aveva disputato molto bene sia la fase difensiva che quella offensiva (servendo anche l’assist al capitano per la prima rete); ma il giovane brasiliano, preso dalla confusione generale, perde anche lui la testa e incredibilmente sbilancia di un nulla un lanciatissimo Palacio che però non sarebbe andato da nessuna parte: il codino di ratto si procura così il rigore del 2-2 e il Napoli, come all’andata, perde l’ennesima occasione d’oro in questo Campionato.
Massimo Avino

