Allucinante. In un San Paolo per pochi intimi passa un minuto e gli ospiti sono già in vantaggio. Sempre le stesse situazioni, sempre gli stessi errori, tant’è che dopo qualche minuto la storia si ripete ma Kuranyi è meno preciso. Con Inler e Jorginho in mezzo al campo c’è circolazione di palla ma l’innesco per gli azzurri viene dalla fascia sinistra con Ghoulam e Mertens che dribblano, crossano, entrano nell’area avversaria quando vogliono. Alla fine i numeri della rimonta partenopea ridimensionano i russi, imbattuti finora in Europa League, con dei numeri confortanti: possesso palla del 62% e ben 16 conclusioni verso la porta avversaria dove l’estremo Gabulov compie anche 7 parate contro l’unica di Andujar.
TOP – Ma la vera arma segreta di questo Napoli è Gonzalo Higuaìn che impiega qualche minuto per ridare fiducia ai suoi. Da li in poi è solo Hiaguaìn, da li in poi armata rossa si scioglie come i soldatini di piombo accanto alla stufa. La gara del Pipita è imbarazzante per gli avversari, è ovunque, ricopre almeno tre ruoli contemporaneamente e in alcune occasioni ci vorrebbe un clone in area per finalizzare quello che Higuaìn costruisce sulla tre quarti. Con la tripletta europea sono ben 23 le reti stagionali dell’argentino, ma ciò che incanta i tifosi è il modo con cui segna: prima di testa, poi col destro ed infine una girata al volo di sinistro. Alta scuola che pochi campioni possono permettersi in appena 90 minuti e giustificano la definizione che il Pipita vale sempre il prezzo del biglietto. Spettacolare!
FLOP – In realtà, nei piani di Benitez, sarebbero dovuti essere i tre di centrocampo, Jorginho, Inler e De Guzman, a dialogare fra le linee e creare superiorità in fase offensiva. Ma la doccia fredda iniziale consente ai moscoviti di rintanarsi giocando con semplici ripartenze. Saltano i piani azzurri e anche la prestazione dei tre ne risente. Ma mentre Inler e Jorginho riescono ad essere abbastanza presenti quando c’è da porre ordine in mezzo al campo (un po’ meno il brasiliano ancora in calo fisico) di Jonathan De Guzman invece si prede traccia. Poco movimento, poca proposizione in area fino a quando la Dinamo resta in dieci ed allora trova qualche spazio in più, ma le sue conclusioni sono un omaggio all’estremo russo Gabulov.
Massimo Avino

