NAPOLI – Il Mondiale: ma che bello! E però anche, nella sua immensità, un gran bel problema, di gestione delle emozioni e delle fatiche, di psicologia pura per chi lo vive. Una tentazione forte, un desiderio umanamente smodato, l’esigenza di viverlo appieno, con passione autentica, perché ci sono storie che si possono attraversare (e non sempre) ogni quattro anni. Ma il Mondiale è una medaglia da appuntare al petto, non un ostacolo o un impedimento o un pregiudizio, nel quale Rafa Benitez si è già tuffato nei giorni scorsi, sgomberando il campo da ogni dubbio sul livello di applicazione dei propri candidati per il Brasile 2014 e depurando l’orizzonte dalla foschia d’eventuali riflessi negativi:«Effettivamente il Mondiale qualche incidenza la ha, ma noi – e s’è visto – abbiamo professionisti esemplari». Il Napoli ne ha per chiunque: i dodici che «sentono», chi più e chi meno, la possibilità di arrivare in Brasile, appartengono a sette nazioni diverse; gli svizzeri rappresentano la colonia più nutrita (ci sono Behrami, Dzemaili e Inler, i tre quarti dell’attuale centrocampo); ci sono due argentini inattaccabili per il proprio ct (Fernandez e Higuain), potrebbero esserci due italiani (Maggio ed Insigne) e ci sono due spagnoli certi (Albiol e Reina) che però potrebbero diventare (ma difficilmente) tre, perché i diciassette gol di Callejon hanno avuto una loro eco e Del Bosque ha allungato il suo sguardo sino a Napoli. Aggiungete all’elenco Zuniga (che spera di rimettersi in tempo, di essere pronto almeno per questa sfida con l’universo-calcio) e poi anche Ghoulam e Mertens.

