Proseguono le udienze del processo per l’omicidio di Ciro Esposito. L’aggiornamento del Corriere del Mezzogiorno in edicola stamane
Ennesima udienza a Roma del processo per l’uccisione Ciro Esposito a carico dell’ultrà romanista Daniele De Santis. Ieri in aula sono sfilati altri testimoni dell’accusa. Di particolare rilevanza il racconto di un testimone, Domenico Pinto, cugino di Ciro Esposito, che era nel gruppetto che intervenne nel vicolo da dove Santis lanciava bombe carta contro i bus dei tifosi del Napoli, che conferma la ricostruzione operata dai legali di parte civile, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani e Damiano De Rosa. «Ciro Esposito riuscì a bloccare De Santis poi questi prese la pistola e la puntò verso di lui sparando subito», ha detto il testimone di fronte ai giudici della Corte di Appello di Roma. «Ciro Esposito — ha proseguito Pinto — riuscì a bloccare De Santis, ebbero una colluttazione di tre, quattro secondi, poi De Santis prese la pistola e la puntò verso Esposito, sparando subito. Noi scappammo, ma Ciro, mentre tentava di scappare alla vista della pistola, fu colpito e cadde a terra. Così noi ritornammo indietro per soccorrere Ciro e il De Santis puntò contro di noi la pistola, ma questa per fortuna si inceppò e trascinammo fuori il corpo di Ciro». Dettagli e particolari che erano già emersi nel corso delle indagini e che sono state ora confermate nel corso del giudizio.
Altro teste chiave ascoltato ieri è stato il medico di guardia al pronto soccorso del policlinico Gemelli. Il dottor Logroscino, questo il suo nome, ha confermato ai giudici di non aver riscontrato ferite, tagli o sanguinamenti sulla schiena e sullo stomaco di De Santis, come poi raccontato dai legali dell’ultrà. «All’udienza — dichiarano i difensori della famiglia Esposito— ancora una volta sono state confermate la tesi e le indagini difensive della parte civile». «Ormai è chiaro — aggiungono i fratelli Pisani e De Rosa — che l’obiettivo di De Santis erano gli occupanti indifesi del pullman, donne e bambini da punire perché napoletani». «L’assalitore e i suoi complici scappati dopo gli spari – aggiungono – non si aspettavano che l’eroico Ciro con i suoi amici stessero sopraggiungendo da dietro e che avrebbero difeso le vittime predestinate. Infatti De Santis prima di attaccare il pullman aveva atteso il passaggio dei tifosi azzurri e, solo dopo aver pensato che erano già passati, cominciò a mettere in atto il suo piano criminale per colpire gli indifesi e pacifici tifosi napoletani». La prossima udienza è stata fissata per il 4 febbraio prossimo.

