Post@zzurri – Riceviamo e fedelmente pubblichiamo la lettera di un tifoso
La partita tra il Napoli e l’Empoli è terminata da pochi minuti, e per qualche momento il mio pensiero è tornato indietro di trent’anni. Agli anni in cui il Napoli di Maradona dettava legge su tutti i campi, compresi quelli che sempre ci erano stati particolarmente ostici, Torino con la Juve e Milano con l’Inter. Il Milan, ogni tanto, anche prima di Maradona, riuscivamo a batterlo. Erano anni in cui chi, come me, viveva e lavorava al nord, il lunedì mattina, finalmente, poteva affrontarlo con un altro spirito. Era un giorno in cui ci si sentiva orgogliosi di essere napoletani, si gonfiava il petto prima di entrare in ufficio o in fabbrica, e finalmente eravamo noi a “sfottere” gli amici e colleghi del nord. Per una volta, anche se era solo sul piano sportivo, eravamo noi che guardavamo gli altri dall’alto, eravamo noi a primeggiare.
Ebbene questa squadra mi ricorda molto quel Napoli, stesso piglio volitivo, stesso entusiasmo, e stessa capacità di catalizzare l’interesse della gente, attirando un pubblico numeroso allo stadio, com’era ai tempi fantastici di Diego, anche nell’era di MEDIASET e SKY. Ieri, anche dopo il gol del momentaneo vantaggio dell’Empoli, per la prima volta dopo anni, non ho mai pensato che il Napoli potesse perdere quella partita. Il gol subito è stato un episodio sfortunato, una deviazione disgraziata di Callejon, uno dei nostri uomini migliori. E forse proprio quell’episodio ha dato forze nuove a questo ragazzo cresciuto nella cantera del Real Madrid, che di li a poco, sigla la sua prima doppietta in questo campionato. L’emozione più intensa me l’ha regalata però, la punizione di “Lorenzino” Insigne. La traiettoria perfetta della palla, che s’insacca imparabile, nell’angolo sinistro del portiere, mi ha ricordato le traiettorie magiche, che tracciavano le palle colpite da Diego.
Mi emoziona rivedere la gioia e l’entusiasmo dei tifosi napoletani, consci finalmente della forza della propria squadra. Ho visto molti giovani che non hanno avuto la fortuna, come chi scrive, di vivere l’epopea di Maradona e i fasti di quel Napoli, gioire e cantare per la squadra, e con la squadra. Come in quegli anni si riscrivono canzoni, riadattandole in modo da poter esprimere, alla squadra e alla città, tutto il proprio amore.
Per questo voglio ringraziare da tifoso questi ragazzi, per ciò che danno in campo. E da napoletano, il mio ringraziamento va al presidente Aurelio de Laurentis. Il lavoro serio, svolto in modo professionale, costante e appassionato funziona, è vincente. Anche a Napoli.
Lorenzo Conte
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