Quattordici anni in meno e un mediano in più. Così Vincenzino Montella ha provato a far paura a don Rafé. Come dire: la voglia di cominciare a vincere qualcosa inventandosi pure qualche geometria diversa, contro quel re di coppa che è Benitez, vecchio marpione di finali e già ricco collezionista di trofei. Campionati esclusi, dieci quelli che aveva già raccolto in giro per l’Europa, a fronte, invece, di quell’unico titolo in possesso di Montella: quello di Cavaliere.
? Scontata la sentenza? Così sembrava e così è stato, a dispetto d’una Fiorentina sfortunata per i troppi accidenti che ha patito, eppur capace di giocare a tratti il miglior calcio nazionale. Cosicché è il Napoli ad appuntarsi la coccarda tricolore sulla maglia in una notte intristita, avvilita, offesa da cronache di sangue e delinquenza. Al Napoli, dunque, toccherà giocarsi poi la Supercoppa con la Juve e magari godere – a preliminari superati, si capisce – d’un sorteggio di Champions stavolta in terza fascia.? Intanto, il Napoli tira la riga sotto la sua stagione.
Che, siamo onesti, non fosse arrivata questa quinta coppa della storia azzurra, avrebbe fatto arricciare il naso a tutti quanti. Questo successo, invece, restituisce ordine all’annata azzurra; quasi rende giustizia ad un mercato da cento milioni; fa vincere la scommessa spagnola a De Laurentiis; fa tirare un sospiro di sollievo al signor Benitez, il quale, altrimenti – che si sia d’accordo oppure no – sarebbe finito sui carboni ardenti.
Invece, come da sogno azzurro, due gol del “figlio di famiglia”. Due gol di Lorenzinho (più quello finale di Mertens) e ogni cosa è andata al posto suo. E così, in una notte nera, si può raccontare pure una storia bella. Di provincia, magari. Di Frattamaggiore, per capirci. Ma bella di sicuro. Pure perché mai un successo in coppa s’era legato ai gol d’un piede che parla napoletano. E allora, con tutto il rispetto per Cagliari, Samp e Verona ultime avversarie di stagione, per il Napoli – direbbe Garcia – la campanella della ricreazione è già suonata.
Cosicché da questo momento è legittimo e giusto e necessario pensare già al futuro. E risolvere un problema serio dopo aver trovato la risposta esatta ad un quesito. Anzi, a due quesiti: perché (sino ad ora) 24 punti di distacco dalla Juve e 16 dalla Roma? E ancora: come si fa ad annullare questa mostruosa differenza? Sì, a differenza della Juve che ha un problema europeo e non certo nazionale, il Napoli ha il problema opposto: finisce a pari punti col Dortmund e con l’Arsenal nel girone di Champions e a due dozzine di punti dalla Juve in campionato.
E’ evidente: c’è qualcosa che non quadra. Ma questa coppa Italia che sul libro dei successi azzurri scrive il nome di Benitez dopo quelli di Pesaola, Delfrati, Bianchi e Mazzarri, dà al Napoli il tempo e la tranquillità di riflettere prima di “mercanteggiare” e spendere di nuovo. Ecco, se c’è un messaggio in questa coppa appena alzata al cielo, il messaggio è proprio questo: vanno bene, anzi benissimo le coppe che portano prestigio e tanti tanti soldi, ma quei ventiquattro punti di distacco dalla Juve sono un insopportabile fardello per chi ha legittime attese di nuovi tricolori. Non coccarde, ma scudetti. Ma questa è una storia che sarà scritta da qui in poi. Per adesso c’è da godersi, ma purtroppo in silenzio, questa coppa.
Corriere dello Sport.

