Alla fine il “sì” tanto atteso è arrivato. Ma a pronunciarlo non è stato Unai Emery. E nemmeno Luciano Spalletti, Cesare Prandelli o Roberto Di Matteo. A dire “sì” ad Aurelio De Laurentiis è Maurizio Sarri, fresco di divorzio con l’Empoli. E’ lui, il provinciale della panchina, il nuovo allenatore del Napoli: manca solo l’annuncio, atteso per domani, ma l’accordo c’è già. Un accordo maturato nella notte tra venerdì e sabato sulla terrazza di un hotel del lungomare, tra un pacchero con lo scorfano e uno strudel di spigola su letto di patate, e ratificato ieri, nello stesso posto, ma a pranzo.
Nessun vincolo sui progetti, nessuno sul mercato, l’ideale per De Laurentiis, che riesce persino a risparmiare sull’ingaggio: a Sarri contratto da 1,5 milioni di euro più bonus che lo porterebbero a 1,9 circa in caso di qualificazione almeno ai preliminari della Champions League 2016-2017. Per il tecnico tutta un’altra storia rispetto ai 300mila euro che guadagnava ad Empoli ma molto meno dei 3,5 milioni offerti da De Laurentiis prima a Emery e poi a Spalletti, ma da cui, in entrambi i casi, ha ricevuto un cortese e fermo “no, grazie”.
Un’operazione ‘low cost’, insomma, come conferma anche la durata del contratto, annuale con opzione sul secondo. Una scelta che lascia l’amaro in bocca ai tifosi e che conferma un dato: per il Napoli è un anno zero, una ripartenza totale ma facendo nettamente un passo indietro. Intendiamoci: Sarri è un allenatore preparato, il suo Empoli ha mostrato un calcio bello e organizzato. Però il tecnico nato a Napoli ma cresciuto a Figline Valdarno ha debuttato in Serie A solo lo scorso anno. Un azzardo, insomma, una scommessa, e come tale con tutti i rischi di perderla. Tante, troppe, le domande che accompagnano la scelta di affidare la panchina azzurra a Sarri. Il primo riguarda la tenuta di Sarri rispetto alle attese e alle pressioni di una piazza come Napoli.
L’anno scorso, tanto per fare un esempio concreto, l’Empoli iniziò il campionato con 3 punti nelle prime 5 partite, restando a quota zero dopo le prime due. Logico chiedersi, allora, come reagirebbe una piazza come quella napoletana se la partenza della squadra azzurra ‘targata’ Sarri fosse così lenta. Il rischio, del resto, c’è, e questo è il secondo problema. Proprio perché organizzato e giocato a mille all’ora, il calcio di Sarri ha bisogno di tempo dedicato al lavoro sul campo ma anche di disponibilità da parte dei giocatori. Due ostacoli non semplici da superare per un Napoli che, a poco più di un mese dal ritiro, inizia solo adesso a lavorare sull’organico e che, per giunta, ha uno spogliatoio ricco di calciatori di personalità, che potrebbero snobbare un allenatore neofita.
Fonte: Cronache di Napoli
