Marco Maddaloni è un campione mondiale di judo. Insieme a lui scopriamo questo sport che non tutti conoscono approfonditamente
Non è stato affatto semplice, ma alla fine ce l’ha fatta. Grazie al sacrificio, alla dedizione, all’impegno, alla determinazione e, soprattutto, alle tantissime ore di allenamento (anche 8/9 al giorno) è riuscito a coronare il sogno coltivato fin da bambino: arrivare sul tetto del mondo!
Di chi stiamo parlando? Di Marco Maddaloni, nato nel quartiere di Scampia e oggi pluridecorato campione di judo. Di Marco è stato già raccontato tutto e forse anche di più, ma ForzAzzurri.net ha voluto a tutti i costi dedicargli questo spazio proprio perché lui non è semplicemente “un campione”, ma rappresenta “Il Campione”. Spesso si abusa di questo termine, ma “il campione” è colui che non solo eccelle in una determinata disciplina sportiva, ma che si distingue dagli altri anche per le spiccate qualità umane che lo rendono un esempio positivo per la collettività.
Marco e la sua famiglia, quindi, sono “i campioni”, vanto e orgoglio di una terra troppe volte finita sotto i riflettori solo per fatti di cronaca nera ma che, invece, è piena di tantissime persone eccezionali come la famiglia Maddaloni.
Marco, all’età di 13 anni, ha vinto il suo primo campionato italiano di Judo (1999) ad Ostia, provincia di Roma. Dopo il titolo di campione italiano ha iniziato a stupire sempre più conquistando due Campionati Europei. A 19 anni è stato medaglia d’oro a Lubiana (Slovenia) e subito dopo è riuscito, a Kiev (Ucraina), a raggiungere un altro primo posto. Nel 2008 è volato a Tblisi (Georgia) e a Vienna (Austria) per partecipare al Campionato del Mondo e togliendosi la soddisfazione di vincere due medaglie di bronzo. La gioia più grande, però, è arrivata nel 2013 a Glasgow dove ha vinto la medaglia d’oro ai campionati mondiali in Scozia. L’anno successivo, a Miami (USA), è di nuovo sul tetto del mondo. Oggi è al primo posto nel ranking nazionale e trentesimo nella classifica dei “judoka” mondiali. Ricordiamo che Marco Maddaloni fa parte del corpo delle “fiamme azzurre” della Polizia penitenziaria.
ForzAzzurri.Net ha avuto l’onore di fare qualche domanda a Marco Maddaloni.
Marco, perchè i genitori dovrebbero iscrivere i propri figli a judo, preferendolo agli sport tradizionali?
“I bambini già dall’età di 4-5 anni possono iniziare a praticare questo sport che consente loro di scoprire i movimenti del proprio corpo, imparare a cadere, fare capriole senza timore e senza farsi del male. In tantissimi ritengono che sia lo sport più completo che possa esistere in quanto, a livello motorio, sviluppa tutti i muscoli del corpo e fa acquisire al “judoka” (colui che pratica il judo) tanta personalità, eliminando man mano la timidezza”.
Quali sono le tecniche principali?
“Le tecniche principali sono:
IPPON- SEOI-NAGE che rappresenta la tecnica del Judo numero 8. È una delle più utilizzate durante le competizioni perchè, nonostante si adatti principalmente a judoisti di piccola taglia, è una tecnica piuttosto versatile.
OSOTO- GARI è invece una tecnica in cui la parte principale usata per la proiezione è la gamba e, di solito, viene adottata dai judoka più alti nei confronti di un avversario di statura inferiore.
Anche la tecnica definita UCHI-MATA (si legge ucci mata) è una tecnica di gamba che con il passare del tempo si è evoluta con l’uso dell’anca. È tra le più usate durante le gare a livello professionistico grazie alla sua particolare efficacia in cui bisogna usare una gran forza e viene per questo accostata a Judoka di grande taglia”.
Come si distinguono le cinture i gradi del judo?
“La capacità di un allievo è indicata dal colore della sua cintura. In ordine di bravura crescente: bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone e ogni 6 mesi, dopo aver prima imparato le tecniche primarie, si può essere ammessi ad un esame per il passaggio di tale cintura. Queste prime sei classi (cinture) si chiamano kyu. Esistono al di sopra dei kyu altri gradi chiamati dan”.
Come si struttura un allenamento?
“Durante un allenamento i judoka si suddividono in tori (colui che porta la tecnica) e uke (colui che subisce la tecnica)”
Concludendo, perché i bambini dovrebbero praticare il judo?
“Questo sport, adatto sicuramente a tutti i bambini, rappresenta anche una filosofia per insegnare a vivere e scoprire (o riscoprire) sé stessi. Infatti, un bambino molto vivace o aggressivo, dovrebbe essere indirizzato proprio verso quest’attività sportiva che comporta un alto dispendio di energie e regole da rispettare in gruppo come il saluto all’avversario prima e dopo l’incontro (famoso terzo tempo che dovrebbe esistere nel calcio). Ci si avvicina al judo con molta umiltà e, una volta saliti sul “tatami”, si è tutti uguali”.
Grazie a Marco Maddaloni che ci ha aiutati a scoprire aspetti di uno sport meraviglioso come il JUDO che, forse, non tutti conoscevano
Dario Catapano
Piero Vetrone
