L’Italia è grande: quel magico giorno di agosto, quando gli azzurri sconfissero il Dream Team americano di basket

3 agosto 2004, Colonia. Una serata come tante, per molti. Una partita di preparazione di Team USA alle Olimpiadi di Atene, per altri. Una sconfitta annunciata dell’Italia, per altri ancora. Dall’essere una serata normale, nel giro di un paio d’ore, quella si trasformò in una delle notti più memorabili di ogni tempo della pallacanestro italiana, in grado per la prima volta di battere i professionisti della NBA. Eppure non fu che l’inizio di qualcosa di ancora più grande. Ma andiamo con ordine.

Quell’Italia veniva dal bronzo degli Europei di Svezia 2003, una campagna che iniziò con due sconfitte, una più rovinosa dell’altra, con Slovenia e Francia, per poi chiudersi con una cavalcata clamorosa che portò fino alla finale per il 3° posto di Stoccolma che non solo valse il gradino più basso del podio, ma significò anche la qualificazione alla rassegna a cinque cerchi. E dire che tutto rischiò di svanire, dopo un’autentica battaglia, negli ultimi dieci secondi: 67-69, palla persa di Bulleri, penetrazione sul lato destro di Tony Parker e tiro, air ball, rimbalzo di Marconato, Olimpiadi.

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Rispetto a quei 12 qualche protagonista era cambiato: fuori Alessandro Cittadini, Alessandro De Pol e Davide Lamma, dentro Gianmarco Pozzecco, allora alla Fortitudo Bologna e tornato nei ranghi azzurri dopo parecchie vicissitudini, Rodolfo Rombaldoni, alla prima grande esperienza in azzurro dopo una bella stagione a Reggio Calabria, e Luca Garri, esploso con la maglia di Livorno. Per il resto, furono confermati Matteo Soragna (Biella), Giacomo Galanda, Roberto Chiacig (Siena), Gianluca Basile (Fortitudo Bologna), Massimo Bulleri, Denis Marconato (Treviso), Michele Mian (Udine), Alex Righetti (Roma), Nikola Radulovic (Badalona). Marconato era stato il miglior tiratore da due in Serie A (62.69%), Mian il migliore da tre (51.14%), Pozzecco il secondo miglior uomo assist (4.16). Marconato, inoltre, fu sesto per rimbalzi e terzo per stoppate in un’Eurolega vinta dal Maccabi Tel Aviv e in cui Arvydas Sabonis, il Principe del Baltico, decise di giocare l’ultima stagione da MVP.

Per quello che doveva essere il Dream Team USA, invece, già a Colonia le cose non si erano messe benissimo. Era nato un progetto per riscattare la terrificante prova dei Mondiali di Indianapolis del 2002, in cui l’Argentina della Generacion Dorada nei gironi, la Jugoslavia di Vlade Divac, Dejan Bodiroga e Predrag “Peja” Stojakovic e la Spagna di un giovane Pau Gasol avevano inflitto le prime tre sconfitte ufficiali dalla comparsa del Dream Team, quello vero, di Barcellona ’92. Il progetto vide la luce al Torneo delle Americhe 2003, che fungeva da qualificazione per Atene, e portò a sole vittorie. L’anno dopo, però, il tutto si dissolse. Moltissimi, chi per paura di attentati, chi per altre ragioni, rifiutarono di andare alle Olimpiadi, e c’era gente del calibro di Jason Kidd, Tracy McGrady, Ray Allen, Vince Carter. Rimasero in tre: Allen Iverson (Philadelphia 76ers), Tim Duncan (San Antonio Spurs) e Richard Jefferson (New Jersey Nets).

Gli altri chiamati da Larry Brown (che, ironia della sorte, neanche 12 mesi dopo avrebbe portato i Detroit Pistons a vincere l’anello) furono Stephon Marbury (New York Knicks), LeBron James, Carlos Boozer (Cleveland Cavaliers), Dwyane Wade, Lamar Odom (Miami Heat), Shawn Marion, Amar’e Stoudemire (Phoenix Suns), Carmelo Anthony (Denver Nuggets), Emeka Okafor (University of Connecticut). Dopo 12 anni, in sostanza, fu rispolverata la presenza di un universitario, che nel ’92 era Christian Laettner. Particolare da annotare: James, Wade e Anthony, per quanto forti, erano tutti al primo anno di NBA. I leader, di fatto, erano Iverson e Duncan.

L’Italia si avvicinò bene a quel triangolare alla Kolnarena, accumulando 13 vittorie e 3 sconfitte. Il giorno prima, però, venne la quarta, contro la Germania, per 85-77, con Dirk Nowitzki inarrestabile a quota 26 punti. Proprio poche ore prima della palla a due Carlo Recalcati, per tutti Charlie, aveva diramato i nomi dei 12 per le Olimpiadi. Gli Stati Uniti, invece, avevano avuto parecchi problemi nella gestione della squadra, tant’è vero che durante il match precedente, contro Porto Rico (giocato negli States), Iverson, Stoudemire e James avevano disertato una riunione tecnica e per questo erano stati tenuti fuori in quella partita. Arbitri: il tedesco Roger Schwarz e Luigi Lamonica.

Finirono le note di “Jump” dei Van Halen, si alzò la palla a due. Il primo canestro lo realizzò Tim Duncan raddoppiato da Galanda e Marconato, dopo un minuto e mezzo. A parte tre liberi di Galanda, l’Italia non segnò per i primi quattro minuti abbondanti, poi ci pensò Basile in allontanamento a cominciare. Team USA, però, non aveva preso il largo, perché la partita di errori ne vide molti in quell’inizio. Ancora Basile, direttamente dalla rimessa di Righetti, firmò il primo vantaggio azzurro sul 7-6. Le parti si invertirono poco dopo, con “Rigo” che approfittò della troppa distanza lasciata da Jefferson per piazzare la tripla del 10-8. I punti consecutivi del riminese diventarono sei, poi fu ancora lui che scaricò per la tripla di Radulovic (16-11) e portò via la palla a Duncan per guadagnarsi un paio di liberi: 18-11. Nel finale di primo quarto iniziò lo show di Basile, con la tripla dall’angolo del 23-14.

Nei primi due minuti del secondo periodo il protagonista fu Stoudemire, ma il 23-18 che voleva segnare l’inizio della riscossa americana si trasformò in qualcos’altro. Garri stoppò la stella dei Suns, la zona mandò in tilt l’attacco degli uomini di Larry Brown, Galanda iniziò a martellare in qualunque modo il canestro americano con dodici punti di fila, che valsero il 35-20 a favore dell’Italia. Minuti trascorsi: 15. Fu il duo Anthony-Marion a provare a ridare la scossa a Team USA (37-31), solo per poi vedere anche Rombaldoni, quello che non t’aspetti, difendere (molto) forte e servire Galanda per il 39-31, mentre anche la solidità di Chiacig permise all’Italia di restare davanti con una certa tranquillità. Dopo un fiume di infrazioni di passi, gli americani, dopo uno 0/2 di Rombaldoni dalla lunetta, cercarono di chiamare time out dal campo, cosa che in NBA si poteva e si può fare anche oggi, ma che in area FIBA non è consentita. Iverson volò a inchiodare la schiacciata, ma oltre la sirena: 41-35 Italia all’intervallo.

Al ritorno in campo Bulleri rispose presente, diventando protagonista nel 49-37 anche con un tiro in faccia a qualcuno che, tre anni prima, aveva trascinato Philadelphia alle NBA Finals, poi perse contro i Los Angeles Lakers dell’epoca Kobe Bryant-Shaquille O’Neal. Poi si scatenò Basile, che iniziò con una tripla da otto metri contro Marbury: 52-39. Team USA provò ad alzare l’intensità, trovò con Iverson il -8, con Odom il -6 da una battaglia sotto canestro, ma lì si fermò. Altra tripla di Basile: 55-46. Lampi, nel mezzo di un momento che fu soprattutto americano, con la regia occulta di Duncan e l’estro di Iverson: a poco più di 2′ dalla penultima sirena si arrivò sul 56-52. Scarico di Marconato per Basile, Iverson dritto oltre il numero 5: tripla. 59-52. Circolazione pessima, palla a Basile, tabella, tripla: 62-52. Tanto per aggiungere show, Pozzecco, nella penultima azione, trovò non uno, ma due numeri nel giro di pochi secondi: scarico, da raddoppiato, dal centro del pitturato per Soragna e poi passaggio spettacolare per Chiacig: semigancio, 64-54. Due liberi di James andarono a segno, non così l’ultima tripla di Pozzecco: 64-56, dieci minuti alla fine.

Anche in quel momento, nessuno pensava che l’Italia potesse realmente vincere. Il copione avrebbe prescritto una rimonta di Team USA, in circostanze normali. Ma quella notte non era normale. Pozzecco ricominciò facendo letteralmente volare Wade oltre il proprio corpo, avvitandosi sul proprio corpo e scaricando per Galanda: tripla, 67-56. Due coppie di liberi per Pozzecco e Soragna causarono il 71-56, Anthony segnò un paio di canestri di fila, ma fu uno sforzo effimero di fronte all’uragano azzurro. Pozzecco trovò un trick shot in forma di sottomano che strappò di nuovo gli applausi della Kolnarena, ma non sarebbe finita qui. Sul 73-60, gran palla del “Poz” per Chiacig, che però si vide rifilare una stoppata clamorosa da Stoudemire. Dall’altra parte James si esibì in una passeggiata, che in NBA spesso gli arbitri ancor oggi fingono di non vedere, ma che, in Europa, non è mai stata concessa. Niente schiacciata poderosa, ma passi e vane proteste (anche del pubblico). Rimbalzo in attacco di Pozzecco, palla in punta per Soragna, arrivo di Basile con James fermo chissà dove: tripla. 76-60. Gioco a due Pozzecco-Galanda in volo: 78-60. Galanda dal mezzo angolo destro: tripla, 81-60. Cinque minuti alla fine, Italia sul +21: quelli che erano venuti a Colonia pensando di tifare le stelle NBA adesso vedevano gli azzurri volare, gli italiani accorsi (e ce n’era più di qualcuno) non credevano ai loro occhi. Ma lo show non era finito. Poco meno di 3′ alla fine: Pozzeccò partì dal lato sinistro, contro Iverson, Okafor non aiutò, il “Poz” volò in sottomano, subì il fallo, s’inchinò di fronte all’arena, a quel punto totalmente impazzita per lui. 85-65 (poi 86-65), 3’09” alla fine. Galanda non aveva ancora finito e realizzò il tiro da tre dell’89-65, prima di qualche canestro americano che arrotondò definitivamente il risultato sul 95-78. I 12 di Team USA uscirono subissati di fischi, gli azzurri furono letteralmente sovrastati dagli applausi che ricevettero.

Dopo l’incontro, la stampa americana attaccò in maniera durissima la squadra, che venne ribattezzata anche “Nigthmare Team” (squadra degli incubi). Particolarmente significativo fu il fatto che lo staff di Team USA si riferisse ai giocatori italiani non, quantomeno, con i cognomi, ma semplicemente con i numeri. Un atteggiamento che parlò, per molti versi, da solo, e che tornò a ripetersi due anni dopo, nella semifinale mondiale in Giappone persa contro la Grecia (anche lì gli USA affrontarono l’Italia, finendo sotto di 12 con un grande Marco Belinelli, ma trovando stavolta un incredibile Carmelo Anthony da 35 punti per vincere di 9).

Quella sera una tv che trasmise quell’incontro, in Italia, ci fu. Ma non la Rai, che generalmente si occupava delle partite estive su suolo italiano: fu Sportitalia, ai tempi appena nata, a farlo, sulla scia di un’acquisizione di tutte le partite di Team USA sul cammino verso Atene. E fu così che il mondo del basket italiano poté assistere a una serata rimasta ancora non ripetuta, con la quarta sconfitta americana con i professionisti della NBA in campo.

Gli Stati Uniti, poi, confermarono di essere una squadra con tanti problemi. Alle Olimpiadi persero rovinosamente all’esordio con Porto Rico, furono rimontati dalla Lituania e infine sconfitti (di nuovo) dall’Argentina in semifinale. L’Italia, invece, si avviò verso un pezzo di storia, un argento che ancora oggi è il punto più alto mai raggiunto dalla nostra pallacanestro nella sua storia.

Il tabellino di quella partita, ancora oggi, è qualcosa che va ricordato e riportato negli annali e nella memoria.

ITALIA-USA 95-78 (23-14, 41-35, 64-56)

ITALIA – Radulovic 3 (1/2 da tre), Basile 25 (2/2, 7/15), Galanda 28 (4/5, 5/8), Soragna 3 (0/1, 0/2), Marconato (0/1), Pozzecco 11 (2/4, 0/1), Righetti 8 (1/4, 1/3), Rombaldoni 2 (0/1 da tre), Bulleri 5 (1/2, 1/3), Mian, Chiacig 10 (4/7), Garri (0/1). All. Recalcati

USA – Iverson 13 (3/4, 2/3), Marbury (0/2, 0/2), Wade 4 (2/3), Boozer 2 (1/1), Anthony 19 (5/9, 2/4), James 5 (1/2), Okafor, Marion 10 (4/5), Stoudemire 4 (2/4), Duncan 15 (5/8, 0/2), Odom 4 (1/2, 0/1), Jefferson 2 (1/1, 0/1). All. Brown

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: LaPresse