La gara del Maradona vedrà il duello tra due pilastri della zona nevralgica del campo.
Il match tra Napoli e Milan significa lo scontro a centrocampo tra due giganti come Stanisalv Lobotka e Luka Modric. Un duello che può fare la differenza nella serata di Pasquetta al Maradona.
Ecco cosa svela il quotidiano Il Corriere dello Sport:
Lobotka contro Modric, l’allievo sfida il maestro
ESEMPIO DA SEGUIRE. Il filo che lega i due non nasce oggi. Lobotka ha sempre avuto un debole per quel modo di stare in campo: ricevere sotto pressione, girarsi con una finta di corpo, uscire pulito da situazioni sporche, dare ritmo senza sembrare mai in debito d’ossigeno. In fondo, il suo calcio è lì che si è formato: nella leadership silenziosa e nella ricerca continua dell’ordine. E Modric, da questo punto di vista, è stato per anni una specie di manuale vivente, portato ai massimi dell’eleganza. Gli incroci, del resto, non sono pochi. In Liga, ai tempi del Celta Vigo, Lobo l’ha affrontato più volte contro il Real Madrid. Poi sono arrivati i duelli in Champions con il Napoli: al Maradona, nel 2-3 del 2023, e al Bernabeu, nel 4-2 del ritorno. E ancora le sfide con le nazionali, Slovacchia contro Croazia, spesso finite dalla parte del Pallone d’Oro 2018. Fino a quest’anno: 2-1 Milan a San Siro in campionato, poi la rivincita azzurra nella semifinale di Supercoppa vinta 2-0 in Arabia, con Lobotka padrone del centrocampo e Modric entrato soltanto nella parte finale.
Ecco perché il duello di lunedì non sarà soltanto una sfida tra due centrocampisti di palleggio che fanno le fortune di Conte e di Allegri. Sarà anche il confronto tra due età del calcio: da una parte il quarantenne che continua a restare in piedi ad altissimo livello; dall’altra uno che di quel mestiere ha fatto la propria specializzazione, fino a diventare uno dei play più riconoscibili della Serie A. Con una differenza sostanziale: Modric è stato il modello per un’intera generazione di registi, Lobotka non è un imitatore, ma è diventato a tutti gli effetti la sua versione personale. Meno verticale, meno “cinematografico”, ma altrettanto centrale per gli equilibri della squadra.
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