Spalletti in conferenza stampa per Napoli-Salernitana
Luciano Spalletti tecnico del Napoli ha parlato in conferenza stampa per presentare la sfida di domani contro la Salernitana. Le parole del tecnico dal Centro Sportivo di Castel Volturno.
Spalletti:
“È cambiato il mio modo di pensare ed è cambiato qualcosa dopo lo spostamento della partita? Sappiamo da tempo qual è la nostra direzione, non dobbiamo andare a fare inversioni o qualcosa di diverso rispetto al cammino fatto. Dobbiamo proseguire su ciò che abbiamo fatto finora, poi ci sono delle cose che al di sopra di noi: non possiamo controllarle, ed è giusto essere controllati, e ci adeguiamo. Però noi saremmo pronti a giocare una partita domani, oggi, con tutte le nostre forze.
L’ultimo pensiero prima di dormire? Siamo di fronte ad una sfida estrema, se le affronti nella maniera giusta e le porti a casa hanno una grandezza differente. È una sfida per noi e per la città, vogliamo giocare partite così da tempo, vogliamo vivere nottate così, c’è da viverle nello stesso modo di sempre: riuscendo ad avere chiaro ciò che dobbiamo fare in campo e soprattutto nella preparazione per arrivare alla partita.
Le dichiarazioni del presidente della Salernitana e di Maurizio Sarri sul rinvio della partita? Noi non abbiamo affidato al Prefetto e al fato quello che è stato il nostro campionato, ma alla nostra idea di gioco e alla volontà di rendere felici le persone: ci aspettano col fiato sospeso come accaduto all’aeroporto, o per le strade pur di veder passare il pullman.
Noi non abbiamo fatto niente come squadra, anzi quando è stato detto avevamo impostato la settimana ed abbiamo dovuto modificare qualcosa. Dobbiamo accettare questo, per quello che sappiamo e per quello che vediamo è dipeso dal dare sicurezza, anzi mi hanno detto di dire qualcosa se dovesse succedere quel fatto. È un qualcosa che non è certo, ma la squadra non deve modificare niente ed io sono sicuro per quella che è la voglia di miei in allenamento, riusciremo a fare la partita. Non so se basterà, la Salernitana è forte e da otto partite è in striscia positiva. Conosco Paulo Sousa, l’ho apprezzato ed abbiamo fatto un viaggio assieme, è uno che lavora sul campo: a vederli da fuori sembrano una società proiettata nel futuro, il presidente Iervolino sta facendo un grande lavoro e Salerno è una città con entusiasmo ed amore per il calcio. Per noi sarà una partita difficilissima, sappiamo che tutto ciò che è successo ha motivato gli avversari ma noi faremo quello che dovevamo fare oggi e che dovremmo fare domani.
Napoli come un ciclista? Potremmo parlare di volata finale, condurre una gara di livello davanti a quelli più forti: dobbiamo farci trovare pronti per la volata finale. Noi abbiamo calciatori che sarebbero forti anche nel ciclismo, sanno andare anche da soli, ma l’idea di collettivo e di gioco di squadra se l’hanno apprezzato tutti è segno che sia la soluzione migliore anche come collaborazione e non di fare le cose a livello individuale. È un discorso che vogliamo portare fino in fondo, la nostra squadra è più forte tutta insieme che non l’addizione di undici calciatori.
Elmas? Non so se gioca, devo pensarci bene. Speriamo che abbia mandato un bel messaggio e che tutti gli altri lo recepiscano bene. Noi non vogliamo e non volevamo sbagliare la volata finale, però non dipende solo da noi ma da un’altra partita che sarà giocata. Di perdere non lo auguro a nessuno, l’odio verso gli altri non sarà mai un modo per difendere ciò a cui vogliamo bene. Abbiamo una partita importante domani, che non possa essere determinante lo so benissimo: si sta tranquilli e si fanno le cose come sempre.
Invidia da parte degli altri? Non so, non rispondo a Sarri o Allegri. Noi il nostro campionato ce lo siamo costruito in maniera corretta per quello che è il desiderio della nostra città e l’amore dei nostri tifosi. E soprattutto a loro dobbiamo pensare, soprattutto in partite così. Di solito si pensa a noi stessi, noi si ragiona diversamente e si pensa ai tifosi: è giusto che loro abbiano la soddisfazione di veder giocare un gruppo serio che dà tutto per loro, sono stati importanti in questo percorso fino a questo finale di campionato così emozionante.
La mentalità del match contro la Juventus? Mi è sembrato che la squadra sia entrata in campo, e lo confermano anche i numeri che danno qualche indicazione, facendo ciò che doveva fare. La ricerca è stata la stessa, li prendevamo e nel secondo tempo quando avevamo percepito che Di Maria e Chiesa sarebbero entrati, avremmo dovuto essere attenti ed avremmo dovuto controllarli facendo una partita d’attacco. Nel secondo tempo abbiamo rischiato di più, ma è un po’ quello che bisogna fare facendo un calcio di questo genere: è ciò che ci ha fatto riconquistare palla alti in campo, tipo il gol di Kvaratskhelia contro l’Atalanta. Quando la prendiamo nella loro metà campo si fanno delle cose e si vincono partite, come con l’Atalanta ne sono state vinte altre perchè i giocatori hanno portato numeri importantissimi e difficili da ripetere. È tutto dipeso dalla mentalità, se poi una volta c’è Leao che ribalta l’azione o come Chiesa e Di Maria, non è che non si vede il calcio con equilibrio: è volontà di deformare cose evidenti che si deformano secondo una certa comodità. A noi ha fatto comodo rimanere sempre dello stesso atteggiamento, ci ha fatto vincere partite.
Cosa significherà a livello personale in vista dello scudetto? Mi frena il problema del verbo, il ‘significherà’ (ride, ndr). Fino a che ci mancherà un punto per la vittoria, non avremo fatto niente. Mancano ancora dei punti che vanno fatti, quello che succederà si vede dopo quello che avremo fatto. Non si può pensare, l’attenzione è tutta nella stessa direzione ovvero far bene in queste partite qui, essere dello stesso livello solito senza prestare il fianco ad alcuna dispersione. Anche con i pensieri: il golfo, i napoletani, i colori… Ricordo la prima volta che parlai di Napoli in famiglia, i miei figli come se fossero stati in curva ad un gol di Maradona: ‘babbo a Napoli non si può non andare’. Poi ci sono stati allenatori e giocatori forti che hanno fatto un calcio magnifico, abbiamo solo una possibilità di uscirne gioiosi e contenti: anche dalle dichiarazioni di oggi mi sembra che se ne esca scontenti se non si vince. Il discorso è fare i punti necessari e poi si ragionerà d’altro, se si avvererà vedremo.
Pensavo allo scudetto nel 2021? Si gioca sempre per il massimo, è un gioco che si fa anche quando vai in campo col fischietto: i giocatori ti sgamano se percepiscono che la pensi in un’altra maniera, avere entusiasmo a volte ti fa fare delle partitine come stamattina, la palla girava a duemila all’ora. Quello che si sono costruiti partita dopo partita è qualcosa di entusiasmante, c’è la reazione di tutti: anche da parte vostra, siete tanti e si percepisce il momento. L’allenatore deve prendere un verso di questo genere, per trasferirgli entusiasmo e fiducia. Viene fatto in maniera leale se tu hai un pensiero corretto nei loro confronti, poi è chiaro che qualcuno ti può far fare brutta figura quando non sei bravo a raggiungere quel traguardo lì, ma hai lavorato al massimo secondo le tue capacità senza rimorsi di nessun genere, usando tutto il tempo possibile. Se vuoi dimostrare di voler bene a qualcuno, devi dedicargli tempo: è il tempo che determina se vuoi bene ad una cosa, ed io gliel’ho dedicato tutto. Quindi diventa facile per me, con i calciatori abbiamo fatto il massimo e gli abbiamo dedicato tutto il tempo possibile, è avvenuto quando sono partito qui come nelle altre squadre: io non sono neanche tanto convinto di aver fatto bene il mio lavoro se non gli dedico tutto il tempo, è una necessità che ho io. Se ho due ore di tempo, magari rivedo delle azioni da far mostrare in allenamento: questo per me fa la differenza, poi a volte non realizzi nulla ma dipende da come sei fatto e da che valori hai, da che disponiblità ti crei per il tuo lavoro.
Emozionato? Mi emoziono facilmente, qualche volta ho paura se penso a dove sono partito, paura ed emotività ce l’avevo a bordo strada dovunque sia passato: domani probabilmente sarà ancora di più, però poi si va a cercare cose che fanno la differenza, ci sono cose belle da vivere e cose da portare a casa assolutamente. Per noi e per Napoli è una sfida che va vinta, c’è emozione, c’è paura di non portarla a termine ma siamo diventati quelli che sanno che se non si vuol vivere o decidere in queste situazioni qui non si fa calcio ma si fa altro. Dato che vogliamo fare calcio, si va dentro con tutte le qualità che abbiamo.
Rompere egemonia di Juventus, Inter e Milan? È dal 2001 che non succede che una terza città non vinca lo scudetto, è un valore in più che assume il campionato fatto dai ragazzi, è un ringraziamento super che dobbiamo fargli per come l’hanno condotto e per quello che si sono preparati: vediamo se siamo bravi anche nello strappo finale.
Cosa percepisco dell’esperienza Napoli? Noi abbiamo da giocare delle partite, non so quello che può essere la reazione ad un gol che potrebbe determinare quella felicità. Sono tutte cose talmente estreme che vanno vissute nell’accaduto e non nelle previsioni. Si guarda la reazione, al gol di Kvara, di Raspa a Torino non mi sono mosso e non ho detto niente.
Troppi stereotipi sui tifosi del Napoli? Di questa città che idea mi sono fatto: è una città energica, un po’ folle, a volte da fuori si pensa che sia molto teatrale, che sia poco vera e sia molto filmata di cose non essenziali e non reali. Invece è l’opposto per me: sono queste cose qui le cose vere e reali che i napoletani vivono e ricercano in maniera profonda, queste qualità di saper mandare messaggi facendo spettacolo, ma magari se ne parla tra un po’ in maniera più profonda.
Solitudine? Alle 7 monto in macchina, faccio colazione, vedo i calciatori: non sono mai solo (ride, ndr). La mia sensazione? Si diceva che da tutte le parti s’è tentato di lottare per vincere e non ci siamo riusciti, ed in qualche squadra forte ci sono stato. Qualche volta m’è stato ricordato che non avevo vinto, ma se questa attesa e questo non compiuto da altre parti poi hanno fatto sì che questa situazione la potessi vivere con il Napoli, sono contento che sia stato così. È una roba che bisogna aspettare ancora un po’.
I giocatori ne hanno le scatole piene di riunioni e sessioni video in una saletta molto comoda, sono alla ricerca di qualcosa da poter raccontare a figli e nipoti, e a quelli che sono vicini a loro. Per raccontare cose particolari ed eccezionali bisogna fare risultati eccezionali e vivere storie eccezionali: se saranno bravi, saranno orgogliosi di raccontarle, sono dei ragazzi perfetti per fare calcio. Sono umili, disponibili ad ascoltare, a metterci qualcosa di loro e a dire cose. Ma mi ha fatto sempre grandissimo piacere, dentro i gruppi allenati, è veder nascere amicizie vere come successo tra di loro. Di questo sono orgoglioso.
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