Tasso di mortalità – In Campania un decimo dell’Emilia Romagna

Il Corriere del Mezzogiorno analizza i numeri neri legati all’emergenza: il tasso di mortalità delle regioni italiane.

E’ emerso che il tasso di mortalità nella Regione Campania è inferiore alla decima parte di quello dell’Emilia Romagna:

“Nelle proiezioni continuamente aggiornate sui dati dell’epidemia da Covid-19 si fa riferimento ai numeri assoluti, e tutt’al più si cita il tasso di letalità, vale a dire la percentuale di vittime registrata rispetto ai malati conclamati. Mentre si trascura il tasso di mortalità, ossia quanti sono i decessi rispetto alla popolazione regionale. In questo senso, il fisico Antonio Piersanti, ricercatore dell’Ingv, ha proposto un’analisi per regione che vede la Campania attestarsi su una percentuale incoraggiante: 3,5 deceduti su ogni 100 mila abitanti. A differenza, per esempio, della Provincia di Trento, che conta 4,3 morti ma ogni 10 mila abitanti e dell’Emilia Romagna (4,7 ogni 10 mila).

La Campania, nella sua strategia di contrasto alla diffusione del Covid-19, ha puntato soprattutto su rigide politiche di contenimento e concentrato buona parte del suo impegno sull’aumento dei posti letto nelle terapie intensive, sulla scorta della drammatica esperienza degli ospedali lombardi. Ma saranno sufficienti i 511 posti letto di terapia intensiva indicati dal piano dell’emergenza se, facendo i dovuti scongiuri, dovesse arrivare uno tsunami come quello abbattutosi in Lombardia? Certo, la curva dei contagi e delle dimissioni incoraggia a guardare con cauta serenità al futuro. Ma oltre ai posti letto, alla affannosa ricerca di dispositivi di sicurezza e di ventilatori sui mercati internazionali, abbiamo poi medici e operatori sanitari in numero sufficiente per far funzionare i reparti Covid? Da Maddaloni al Loreto Mare, da Vallo della Lucania ad Eboli è tutto un coro di appelli rivolto a medici e infermieri perché accorrano a dare una mano.

Ieri pomeriggio alle 15 si è conclusa la procedura regionale attivata per reclutare giovani medici laureati, residenti in Campania. Sono 686 quelli che hanno inviato la loro adesione ed andranno ad affiancare i colleghi più esperti nei reparti Covid. Secondo il piano dell’emergenza, la Campania sulla carta avrebbe bisogno di una iniezione di 2641 unità lavorative, di cui 1115 medici (tra i quali 371 anestesisti, 86 pneumologi, 84 infettivologi, 220 della medicina d’urgenza, 70 cardiologi, 105 cardiologi, 88 specialisti in igiene; 935 infermieri e 591 operatori socio-sanitari).«Stiamo utilizzando le graduatorie vigenti, i rientri del personale in quiescenza e gli avvisi per il tempo determinato, come per gli specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno — spiega Gaetano Patrone, dirigente regionale del personale della direzione generale Tutela della salute —. Alla fine, il 40% dei reclutati sarà assunto a tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato, invece, rimarranno 6 mesi più proroga per emergenza Covid. Gli altri, per avviso pubblico, un anno». Dal 1 marzo al 3 aprile sono state 1017 le unità lavorative assunte. I medici sono 252 (tra cui 65 anestesisti, 30 infettivologi, 19 specialisti in igiene, 40 pneumologi e 28 per l’emergenza-118). Gli infermieri sono stati 543 e gli Oss 222. Ma sono sufficienti? «Dipende dai reparti e dalla loro collocazione — replica Patrone —. Se si tratta di terapia intensiva i moduli sono da otto posti letto nell ordinarietà, articolati su 5 turni: ci vorrebbero dai 25 ai 30 anestesisti, 20 infermieri e 15 oss. Ma nei reparti Covid cambia tutto». Appunto.

L’altra sera sono arrivati da Padova i moduli prefabbricati per realizzare tra l’ospedale del Mare di Ponticelli, il Ruggi di Salerno e il Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta altri 120 posti di terapia intensiva. Prima dell’emergenza, in Campania erano 335. Ora, sono attivi 192 posti letto di terapia intensiva Covid dedicati (158 riconvertiti, più 34 nuovi)su una previsione a regime di 511 posti letto di terapia intensiva. Per le degenze, invece, rispetto al piano sono attive 709 degenze, di cui 147 posti letto di sub intensiva su una previsione a regime di complessivi 1052 posti letto di degenza Covid. «Molti sono stati i lavori edili in urgenza realizzati nei presidi — ricorda Roberta Santaniello, ingegnere, dirigente di Protezione civile e della centrale della spesa —. I lavori al Loreto Mare, a Boscotrecase, ad Agropoli e a Scafati sono solo un esempio. La crescita dei posti letto è evidente nel tempo e ci consente di seguire la evoluzione epidemiologica e clinica del contagio in modo da dare una disponibilità costante di posti letto al paziente». Si procede per step. Sperando di gridare Terra! prima che arrivi la tempesta.”

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