L’immagine che accompagna questo articolo è un mosaico, costituito da tanti tasselli della storia calcistica napoletana. Proprio questa è l’intenzione di chi inaugura questa nuova rubrica: ripercorrere le partite più importanti giocate dal Napoli e, attraverso quelle (perse o vinte), ricordare anche un po’ di storia civile e di costume della nostra città. La partita con la quale abbiamo scelto di partire è Napoli Perugia, disputata nel campionato di calcio 1980-1981. L’articolo è diviso in due parti.
Era una domenica calda quel 26 aprile del 1981. La mattina passò velocemente (troppo velocemente!). Le pasticcerie erano piene e festose. Si attendeva il Napoli capolista che avrebbe dovuto affrontare un facile avversario: il Perugia, allora ultimo in classifica con soli 13 punti. A dire il vero non era un Perugia così scarso come farebbe pensare la sua posizione. Era ultimo anche perché aveva scontato insieme ad Avellino e Bologna cinque punti di penalizzazione per lo scandalo del calcio scommesse del 1980. Lazio e Milan, invece, per la stessa ragione erano state retrocesse in Serie B. In quel Perugia giocava quell’ Antonio Di Gennaro, che avrebbe poi vinto uno scudetto da protagonista con il Verona quattro anni dopo, ed è ora attuale telecronista Sky. Il portiere era Nello Malizia, baluardo estremo con il quale due anni prima quello stesso Perugia era giunto al secondo posto in classifica: primo caso della storia calcistica italiana in cui una squadra aveva terminato il campionato senza perdere neanche una partita. In quella squadra giocavano anche 3 uomini che poi in futuro sarebbero diventati grandi condottieri del Napoli: l’attaccante Giovanni De Rosa, 6 gol nella stagione 1983-1984, Paolo Dal Fiume, 77 presenze con la maglia azzurra dal 1982 al 1985, e, udite udite, Salvatore Bagni, bandiera partenopea del primo scudetto del 1987. Quei nomi, però, allora non destavano alcuna paura, e tutti erano, ed eravamo, sicuri di vincere facilmente.
L’allegria e la fiducia erano giustificate dalla vittoria nella giornata precedente ottenuta a Torino: 12 aprile Torino Napoli = 0 – 1, con un gran bel gol di testa dell’allora ventenne e promettente bandiera napoletana Gaetano Musella (tristemente scomparso il settembre dell’anno scorso per un infarto cardiaco). Quella vittoria ci aveva portati a 35 punti, alla pari con Roma e Juventus a cinque giornate dalla fine. Il calendario era dalla nostra parte, tre partite in casa e due in trasferta. Alla 29ima, penultima di campionato, avremmo ospitato la Juventus al S. Paolo. Gli attaccanti Claudio Pellegrini, Oscar Damiani e Gaetano Musella sembravano in piena forma. Peccato solo per la sosta della domenica di Pasqua del 19 aprile che aveva interrotto la foga calcistica napoletana.
Ma che Napoli era? Rino Marchesi era arrivato quell’ anno sulla panchina del Napoli chiedendo al Direttore Sportivo Antonio Juliano (che in realtà non lo avrebbe voluto) giocatori del calibro di Pecci, Brady, Cerezo, Falcao. Invece, arrivarono solo Claudio Pellegrini dall’Avellino (che quell’anno fu il capocannoniere del Napoli con 13 gol) ed Enrico Nicolini dal Catanzaro. A settembre, però, arrivò la sorpresa. Venne ingaggiato con la soluzione del prestito semestrale Ruud Krol, ex giocatore del grande Ajax e della grande Olanda. In realtà la sua parabola calcistica era in fase calante. Al momento del prestito (ma poi sarebbe rimasto per 4 anni) giocava nel campionato canadese con il Vancouver. Il suo arrivo regalò al Napoli una classe sopraffina e delle geometrie vincenti che ne fece una squadra di tutto rispetto.
Comunque, torniamo al 26 aprile. Si inizia!
[Leggi L’autorete di Ferrario: 26 aprile 1981 Napoli-Perugia 0 – 1]
Amedeo Gargiulo

