Il centrocampista azzurro, Jorginho, nella sua intervista al Corriere dello Sport, ha raccontato i suoi difficili inizi in Italia. “A quindici anni, invece, sono arrivato a Verona, un Paese nuovo, lingua sconosciuta e la famiglia a ore e ore da me. Mi ritrovai in un convitto, mi davano anche la paghetta: venti euro alla settimana e diciotto mesi difficili, i più duri di sempre. Ma andai al Verona e quella città è diventata la mia seconda casa. Ho conosciuto tre persone che avrei piacere venissero citate: Nicola Fittà, che ora è il mio mental coach; Corrado Alban e il portiere del Verona, Rafael. Non potrò mai dimenticare ciò che hanno fatto per me, standomi al fianco, portandomi tra i loro figli, dandomi il sostegno necessario. Lei sa, venti euro sono il nulla, ci compri niente, non quello che vorresti, pur non avendo grosse pretese. E poi l’affetto, la possibilità di non avvertire la solitudine. Ero ancora un bambino, io. Ma cominciai a ragionare da grande”.
Fonte:areanapoli

