Antonio Corbo scrive sul momento del Napoli nel suo editoriale per Repubblica, Il Graffio
Il Napoli parte per Udine con un alibi ben studiato. Ritenere che sia crollato al sesto posto perché manca Milik. L’assenza di un solo giocatore, un ragazzo molto promettente ma non ancora affermato, salva allenatore e squadre dalla critiche. Poteva mai il Napoli sgretolarsi mancando Milik?
Prima obiezione. C’è un’altra punta, Gabbiadini. Quotato sul mercato una trentina milioni gioca, quando gioca, al di sotto del suo valore commerciale. Qualcuno deve spiegare il motivo. Gabbiadini è un bluff, è stato gestito male fino a demolirlo, non è compatibile con Sarri e con il suo gioco. Delle tre ipotesi almeno una è quella giusta. Il Napoli quindi era attrezzato in linea teorica, ma alla prova dei fatti Gabbiadini si è rivelato un bomber presente-assente. Colpa sua, di chi non l’ha venduto, dei compagni che non lo servono o di chi lo gestisce?
In attesa della risposta, c’è tempo per un’altra riflessione. Non è una punta a determinare la forza d’attacco ma tutta la organizzazione offensiva. Se si mettono insieme i valori individuali di Gabbiadini, Insigne, Mertens, Callejon, Hamisik, i protagonisti dell’organizzazione offensiva, non si può pensare che 5 calciatori tutti nel giro delle rispettive nazionali valgano solo un sesto posto a 9 punti dalla Juve. Il crollo del Napoli non deriva dalla mancanza di Milik, ma dagli errori difensivi. Reina, Ghoulam, Jorginho hanno commesso errori fatali, Jorginho, Hysaj e Allan stentano. Evidente che vi sia un calo atletico.
I giocatori del Napoli corrono fino a 14 km per partita. Già, ma come corrono? Basta parlare con un professionista del settore per capire che i parametri sono altri. Attendibili sono le “accelerazioni intense” e le “decelerazioni intense” come parametri. Lo insegnava la Juve di Giampiero Ventrone. Si crea un’attesa errata. Basta che arrivi un Pavoletti o uno Zaza per risalire al secondo posto. Tutti ad aspettare il bomber, nessuno ad indagare per capire il male oscuro che ha determinato il crollo.
Una squadra appannata nello scatto arriva tardi sulle seconde palle, segna con fatica per una debole capacità di penetrazione nell’uno contro uno, recupera in ritardo le posizioni difensive, tutto quello che accade al Napoli. Questo teorema chiede una conclusione. Per una squadra che non ha lo scatto di una volta, è urgente un dispositivo che la metta in sicurezza. Un assetto tattico più difensivo per evitare errori e sfruttare gli spazi nelle ripartenze. Il Napoli invece si illude di giocar bene, in realtà somma triangolo a triangoli ma si ferma a 20 metri dalla porta.
Strano pure che De Laurentiis dopo aver dato tanti consigli (non graditi) a Sarri in assoluta segretezza, senza avvertire radio amiche e giornali, convochi allenatore, preparatori atletici e staff medico. Per porre una sola domanda ma complessa: cari amici il Napoli è crollato al sesto posto, vi siete chiesti perché, e se avete trovato una risposta la girare anche a me?

