Antonio Corbo analizza la sconfitta del Napoli contro lo Shakhtar sulle pagine di Repubblica
“La sudditanza iniziale del Napoli si spiega con almeno tre argomenti. Sottovaluta gli ucraini, che non gli consentono di giocare nella metà campo avversaria. Lo Shakhtar che impone il ritmo più alto ottenendo il possesso palla, quello che fa grande il Napoli in Italia. Terzo, il centrocampo non fa fatto argine, assiste e non interviene, marca così largo da perdere contrasti e spazi. Marlos e Bernard dominano tra le linee, Taison appena può si inserisce. Hamsik non è il peggiore, ripaga in parte Sarri della estrema fiducia che gli dimostra, quasi
fosse la conferma terapeutica, ma il discreto Hamsik deve subire suo malgrado l’ennesima sostituzione. Forse perché coinvolto nella inerzia dell’intero centrocampo, tradito da Zielinski, preferito ad Allan tra i migliori a Bologna, tra i pochi in gran forma. I turnover non si possono programmare, non sono come le ferie negli uffici, chi va al mare chi lavora. La formazione deve tener conto, secondo le regole più diffuse, dello stato di forma mostrato dai giocatori nell’ultima partita e delle caratteristiche degli avversari. Dopo Hamsik (sostituito da Mertens, ormai insostituibile) anche Zielinski deve uscire, per rendere giustizia ad Allan. Sullo 0-2 il Napoli ritrova finalmente energie proprio con Allan ed un rigore con Mertens, travolto in area dal rude croato Stepanenko che forma con Fred una sbrigativa coppia di mediani”.

