NAPOLI-FIORENTINA 0-0. Una delle partite più brutte della gestione Sarri, anzi, “la più brutta”. Dovevamo vincere per riprenderci il primo posto, ma non è successo. Peccato! Per quanto visto in campo il pareggio mi sta pure bene, direi di lusso. Avremmo potuto perdere considerando la luna storta di questo periodo, ma fortunatamente abbiamo raccolto un punto che ci permette di stare ancora al secondo posto. Nello scudetto ci credo e, da quel che si vede, l’Inter non mi sembra questo squadrone irresistibile. Stringere i denti e aspettare che il periodo nero passi quanto più in fretta possibile accontentandosi anche del pareggio in una partita che si poteva vincere in condizioni normali.
Inutile sottolineare il fatto che il Napoli stia passando un periodo poco brillante, le ovvietà non m’interessano. Dire che c’è un problema è facile, lo sanno fare tutti. Sostenere squadra e società nel momento di difficoltà è invece la parte più dura e io lo farò fino alla fine del campionato, indipendentemente dal risultato.
Dopo 26 risultati utili consecutivi il Napoli ha registrato due sconfitte (una in Champions) e un pareggio. Tutti siamo dispiaciuti, ovvio, ma ci può stare un periodo di appannamento dopo i ritmi serrati delle prime 14 giornate. La cosa che lascia davvero l’amaro in bocca, però, è vedere come gente che si proclama “tifoso” si stia accanendo sulla propria squadra e sulla società. Sono bastate due sconfitte per far tornare a galla tutti i cd. “antipapponiani caccesordisti”, soggetti subdoli che si proclamano tifosi del Napoli solo perché hanno conosciuto il Napoli di Maradona e Careca. Il loro motto è “Vogliamo vincere perché Noi siamo il Napoli”!
Che tristezza!
Partendo dal presupposto che anch’io ho amato tanto il Napoli del pibe e degli anni d’oro (chi non l’amava?), ci tengo a sottolineare che ho amato allo stesso modo anche il Napoli dei vari Protti, Prunier, Calderon e dei presidenti Gallo e Setten fino al duo delle meraviglie Corbelli-Naldi. Sono tifoso della squadra e, indipendentemente dalla società, i colori azzurri li ho nel mio codice genetico.
Invece, sono bastate due sconfitte e un pareggio per far cadere gran parte della tifoseria e degli addetti ai lavori in una sorta di depressione cosmica. All’improvviso, sui social e sulla carta stampata, scopro che siamo diventati tifosi di una squadra composta da brocchi e allenata da un mister caprone, integralista e incompetente. Ometto volutamente dalla lista le TV locali che, per un briciolo di ascolti in più, affiderebbero la conduzione dei loro programmi anche a Salvini, e alcuni giornalisti-opinionisti che ingrassano grazie alle disavventure della nostra squadra.
Il vero problema, però, sono loro, i tifosi “antipapponiani e caccesordisti” sostenitori della teoria del “Noi vogliamo vincere perché Siamo il Napoli”! Sapete chi mi ricordano? I tanti meridionali che non avendo la squadra della propria città nel calcio che conta decidono di tifare per la Juventus, per l’Inter o il Milan perché alla fine sono sempre quelle che vincono. Prendetemi pure a brutte parole, ma io non vedo una gran differenza tra i disfattisti nostrani (Noi vogliamo vincere!) e i meridionali tifosi di squadre del nord.
L’ho sempre detto che il calcio, per certi aspetti, rispecchia la realtà: i tifosi napoletani (la stragrande maggioranza, non tutti) sono i peggiori nemici del Napoli. Tutti uniti, forti e cazzuti finchè si vince. Di contro, tutti pronti a defilarsi e a trovare colpevoli alla prima difficoltà.
Concludo con una domanda: voi questo modo di fare lo definireste coesione o fragilità?
Dario Catapano

