Il calcio italiano in crisi, serve una rifondazione
Il calcio italiano ha scritto un’altra pagina triste della sua storia. Pochi mesi dopo la vittoria agli Europei dei ragazzi di Mancini, è arrivata un’altra delusione per i tifosi azzurri. Vincere la massima competizione continentale ha solo nascosto i veri problemi del calcio italiano, che da troppi anni sembra ormai entrato in un tunnel dal quale non si vede uno spiraglio di luce.
I problemi…
Sono molteplici i problemi che attanagliano il calcio italiano, dai settori giovanili, alle strutture, alla mancanza di progettazione a lungo termine. Sono ormai lontani gli anni 80\90, dove la Serie A era il campionato più ambito e forte al mondo. Ci si è adagiati sul momento senza pensare al futuro, mentre altre federazioni hanno avuto più occhio. Il problema degli stranieri è relativo e viene tirato in ballo ogni volta che la nazionale delude, ma è solo la punta di un iceberg. I settori giovanili sono abbandonati, salve qualche raro caso, non si sfornano più i Totti, i Cannavaro, i Nesta o i Del Piero. Si pensa più ai risultati, ai trofei, alle vittorie, ma non come ci si arriva. Il “Corto muso” è ormai diventato un dogma della mentalità italiana, perchè conta solo vincere e poco importa come lo si fa. Si sente spesso dire spazio ai giovani, ma non appena ci sono prestazioni negative ecco che si va alla ricerca dell’ esperienza accantonando la linea verde. Perchè da noi i ragazzi a 20 anni devono farsi le ossa, girovagando per i campi di B o C per poi essere considerati merce di scambio per arrivare a prendere il campione straniero di turno.
….le possibili soluzioni
L’azzeramento di tutti i vertici federali, che dopo un fallimento del genere dovrebbe essere automatico, inserendo volti nuovi e non i soliti noti. Idee che possano permettere una progettazione a lungo termine, mettendo i vivai come punto di partenza. Magari obbligare i club professionistici a reinvestire una parte dei loro profitti nei settori giovanili, nelle strutture e nella formazione. La limitazione all’ingresso degli stranieri è poco attuabile, anche a causa della libera circolazione dell’Unione Europea. Ma a questo problema si potrebbe ovviare inserendo un obbligo che preveda una certa quota di italiani in campo e non in rosa, magari anche con qualche under come già accade in Serie C. Bisogna creare un tavolo tra i club e i vertici federali, per cercare soluzioni a problemi di interessi comuni e per dare un nuovo slancio al calcio italiano.
Cosa succede in altre nazioni?
Nei maggiori campionati europei la situazione è molto diversa a quella italiana, dove in alcuni casi il talento e lo spettacolo prevale sul risultato a tutti i costi. Ovvio che le vittorie, i trofei sono alla base del calcio, ma in altri Paesi viene vissuta in maniera totalmente diversa. In Germania per esempio, dopo l’eliminazione al mondiale di casa del 2006, si è investito molto nei settori giovanili. Se si guarda la rosa dell’under 21 tedesca, si può notare come in molti abbiamo già numerose presenze in Bundesliga. Stessa cosa in Spagna, dove il Barcellona grazie alla cantera sta formando una nuova generazione di talenti. In Inghilterra, grazie al lavoro di FA e governo, si è arrivati all’attuale Premier League che da molti viene considerato il miglior campionato al mondo. Anche qui i club investono milioni su milioni nelle Accademy e nei centri di allenamento, cosa che purtroppo nel nostro paese raramente si vede. L’Italia potrà mai risollevarsi e rilanciarsi? Questo non lo possiamo sapere, ma per far si che ciò avvenga bisogna volerlo. Basta con le chiacchiere, adesso è arrivato il momento dei fatti.
Elio Di Napoli

