Coi granata il tecnico azzurro prepara importanti novità.
Il Napoli, senza i nazionali impegnati nelle partite di qualificazione ai mondiali, è al lavoro per preparare al meglio la trasferta di Torino contro i granata di mister Baroni. Per Conte sono in cantiere importanti novità di formazione, visti anche i tanti infortuni che stanno condizionando la prima parte di questa stagione.
Ecco cosa svela La Gazzetta dello Sport:
“È successo tutto talmente così in fretta, da restare sorpresi, quasi colti in contropiede: però è indiscutibile che sia accaduto, in due mercati no limits, tra i Lukaku e i McTominay, i De Bruyne e gli Hojlund, costosissimi unguenti per suturare le ferite di quel decimo posto del 2023-2024 e per introdursi in una stagione dell’esistenza da assaporare con piacere. È il Napoli di Conte da ormai sedici mesi ma il prossimo lo sarà ancor di più, gli apparterrà per intero, senza i simboli di quella stagione abbagliante (i Kvara, gli Osimhen, gli Zielinski e però anche i Lozano) e con in infermeria pure i capisaldi del primo miracolo contemporaneo (dunque i Lobotka ma anche i Rrahmani e i Politano). È, anzi sarà, il Napoli (ri)costruito da Conte attraverso le idee condivise con De Laurentiis e Manna, e tra le mani porterà simbolicamente il testimone per affrontare a modo un’era tutta sua. È un ciclo che fatalmente è nato nel 2024, dopo gli strazi del decimo posto, e per un po’ – la stagione del secondo miracolo- s’è tenuto anche l’eredità di quel Napoli sfarzoso: poi, dagli addii di Raspadori e Simeone, e con le gerarchie aggiornate secondo esigenze del momento, sta per scoprire la sua inedita anima. È il Napoli che Milinkovic-Savic sembra possa aver strappato dalle mani di Meret, il portiere dei due scudetti, con la regia che il destino consegnerà a Gilmour, a protezione di Beukema e Juan Jesus. E poi, in questo tourbillon, Spinazzola che sfreccia a sinistra, Neres a destra (ma un po’ più avanti, ovviamente), De Bruyne e McTominay tra le linee e Hojlund a disegnare scenari onirici. A Di Lorenzo e ad Anguissa – e con loro due, ovviamente, pure a Juan Jesus – non parrà vero di essere riusciti a resistere meravigliosamente a questa trasformazione, come uomini senza età e sempre in fuga per la vittoria. Gli «immortali» di Conte”.
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