Arthur Atta: parole e identikit del talento che piace al Napoli
Arthur Atta è uno dei profili che più stanno attirando l’attenzione in Serie A in questa fase iniziale di stagione. Ventidue anni, cresciuto tra Francia e Benin e arrivato in estate all’Udinese dal Metz per 8 milioni, il centrocampista si è raccontato a La Gazzetta dello Sport, offrendo una fotografia precisa della sua idea di calcio e del suo percorso di crescita.
Nel corso dell’intervista, Atta ha voluto innanzitutto sgomberare il campo dai paragoni più frequenti:
“Non è vero che sembro Bellingham, è vero che devo migliorare nell’ultimo passaggio. Nel mio ruolo, in A, ci sono due fenomeni come Anguissa e McTominay”.
Il Napoli, che lo segue con grande interesse da settimane, osserva anche ciò che il giocatore dice di sé e del modo in cui interpreta la mezzala moderna. Per Atta, tecnica e creatività devono andare di pari passo con letture intelligenti, disciplina tattica e responsabilità nei momenti chiave.
Lo spiega con parole nette:
“A tutti piace dribblare. Fare il gesto. Ma io lo uso in quel modo. Devi sempre essere messo bene nel campo, sapere dove sono i compagni ma pure gli avversari. Il calcio è libertà, è ancora un gioco. Ma io voglio sempre vincere. Nel prendermi le responsabilità. Passaggio, dribbling, tiro. Ora so che se sono libero e ho l’occasione devo tirare. Mi piace essere decisivo”.
Una maturità sorprendente per un classe 2002 che l’Udinese considera un patrimonio tecnico e che il mercato, inevitabilmente, ha già messo nel mirino.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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