Supercoppa Napoli-Bologna, motivazioni a confronto in finale
La finale di Supercoppa mette di fronte due squadre che arrivano allo stesso traguardo con un peso emotivo molto diverso sulle spalle. Da una parte il Napoli, abituato ormai a convivere con la pressione del successo; dall’altra il Bologna, chiamato a giocarsi qualcosa che va oltre il presente. È questo il senso della lettura proposta oggi da Repubblica, citata una sola volta, nel presentare la sfida.
Per il Bologna, la finale ha il sapore di un appuntamento storico. Il club emiliano non alza trofei in due stagioni consecutive dal biennio 1935-1937, quando alla guida c’era Árpád Weisz e arrivarono due scudetti che hanno segnato un’epoca. Un richiamo al passato che pesa e allo stesso tempo motiva, perché la possibilità di entrare nella memoria collettiva del club è concreta.
Alla vigilia, Vincenzo Italiano non ha nascosto quanto il tema sia centrale: “Sarò felice se il Bologna di De Silvestri, Italiano e Orsolini sarà ricordato come quelli di Weisz, di Bulgarelli, di Signori. Perdere le finali fa soffrire troppo”.
Sul fronte opposto, il punto interrogativo riguarda soprattutto l’atteggiamento del Napoli. Non tanto sul piano tecnico, quanto su quello mentale. La vera sfida per l’allenatore è capire se la squadra entrerà in campo con la fame di chi sa vincere ma non si sente mai sazio, oppure con la leggerezza — talvolta pericolosa — di chi considera certe partite come tappe quasi naturali del percorso.
È qui che passa la linea di confine tra una squadra forte e una grande squadra: vivere ogni trofeo come se fosse il primo, anche quando la bacheca comincia a riempirsi. In questa asimmetria di motivazioni si gioca una buona parte della finale.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
PER LEGGERE TUTTE LE NOTIZIE SUL NAPOLI CLICCA QUI
Ennesima tegola in casa Napoli: Conte perde Beukema per la finale di Supercoppa
Conte e Politano presenti alla conferenza stampa pre Napoli-Bologna
CONTENUTI EXTRA FIRST RADIO WEB

