Sì, si può. Si può sempre migliorare. Pure lui, certo. Anche se poi a guardarlo sembra (e in fondo lo è) già al top. Il meglio o quasi che c’è dentro le aree di rigore del mondo intero. L’essenza del centravanti vero, ora che tutti ne cercano di “falsi”. Higuain tra i più forti attaccanti in assoluto. Indiscutibilmente. Eppure, anche lui, può e vuole fare di più. La tecnica, il fisico, la gestione mentale dei momenti decisivi, e poi i numeri. Soprattutto, i numeri. Migliorabili sempre. L’unica cifra che davvero conta per chi fa i gol di mestiere. E che misura. Dà la dimensione della grandezza. Fa la storia, le classifiche e i paragoni. Con tutti. I rivali e non solo. Pure con con se stesso, col proprio passato, rimasto impresso nella memoria e gli almanacchi. E allora le statistiche da monitorare, i dati continuamente da aggiornare, i record da inseguire. Non un’ossessione, però un ambizione. Forte. Come lui.
L’ultima sfida. L’obiettivo per mettersi continuamente alla prova. Lo stimolo ulteriore che si è dato. La motivazione, l’obbligo e lo sfizio di attaccare quel che ha già fatto. Pipita anno primo: l’antologia del bomber. Impatto devastante. Gol a tutti, anche alla nostalgia di chi l’aveva preceduto. E sembrava insostituibile. Venticinque reti stagionali: totali. Sì, 25, compreso quel tiro beffardo e maligno all’Olimpico contro la Roma in Coppa Italia. Qualcuno contesta e dubita sia tutto suo. Ma di Higuain c’era ogni essenza: il piede, l’idea di provocare danni e la capacità, anche inconscia, di far paura al portiere. Buona la prima, stagione. Ma buonissima, e già, anche la seconda. Medie praticamente uguali (0,54), quasi i numeri. 25 gol a 23. Però pure due mesi e mezzo ancora da giocare, e il ritardo di oggi è il vantaggio in prospettiva di domani.
Fonte: CdS

