Diciamo la verità. Il corposo vantaggio maturato all’andata aveva determinato due certezze nei tifosi partenopei. Che il tanto decantato Wolfsburg non era poi la più temibile avversaria pescata dall’urna di Nyon e che, quella di ieri sera, sarebbe stata una piacevole passeggiata in attesa del prossimo sorteggio. Invece proprio la prestazione stellare del Napoli alla Volkswagen Arena aveva offuscato le innumerevoli qualità dei lupi tedeschi e, come nei minuti finali dell’andata, non appena si è verificato un calo di concentrazione degli azzurri, gli uomini di Hecking sono facilmente arrivati alla rete. A discapito delle scarne presenze del San Paolo (solo 27.262 spettatori), quella di ieri sera è stata una partita vera. Pronti, via e già Andujar a spolverare l’incrocio dei pali per toccare in angolo una conclusione di Perisic.
TOP – Il Napoli nei primi 45’ ha certamente badato solo a non prenderle
, regalando un tempo agli avversari. Ci pensa sempre il portierone azzurro a dire di no agli attaccanti del Wolfsburg che rientrano negli spogliatoi a capo chino pensando alle molteplici occasioni sprecate (ben nove conclusioni a rete). Nella ripresa entra in scena il vero Napoli. Lo fa solo per venti minuti. Ma bastano per mettere definitivamente in ghiacciaia il risultato e offrire (finalmente) un po’ di spettacolo al pubblico. Ci pensa lui, Gonzalo Higuaìn, l’azzurro che da solo vale sempre il prezzo del biglietto. Chiede a Benitez di giocare perché vuole arrivare alla vetta dei marcatori dell’Europa League. Ci prova nel finale di primo tempo ma con scarsa fortuna. Nella ripresa, allora, si veste nei panni di assist-man e con due “delizie al limone” manda a rete i suoi due angeli custodi. Prima tocca a Callejon farsi trovare al punto giusto per mettere alle spalle di Benaglio un cross splendido del Pipita, poi è la volta di Mertens che sfrutta la torre dell’argentino e chiude il discorso con il 2-0.
FLOP – Partita finita? Macché. Il Wolfsburg onora la maglia e la competizione giocando sempre a buoni livelli per tutti i 90 minuti. Il Napoli, dal canto suo, pecca di superficialità e, sperando serva da esperienza per le tre gare che ci separano dal trofeo, subisce le due reti del pareggio. Alcuni azzurri non convincono e subiscono troppo gli avversari. Inler è disorientato a centrocampo, Albiol prova a frenare l’irruenza teutonica di Bendtner ma non sempre ha successo. Ghoulam è arroccato nelle retrovie e solo in un’occasione mostra il valore dei suoi cross. Anche Britos, fuori posizione e fuori partita, appare distratto e appannato soprattutto quando Guilavogui lo brucia nell’azione del 2-2. Ma il vero disastro è Giandomenico Mesto: sempre in ritardo su Ivan Perisic, si addormenta in diverse occasioni. Pecca proprio nei punti a lui più congeniali, ovvero esperienza e attenzione. Per non parlare della scarsa reattività che lo attarda su ogni chiusura. Benitez è quasi costretto a puntare su di lui ma, a conti fatti, Henrique avrebbe offerto più fisicità e gamba.
Massimo Avino

