Ancelotti e il rebus sul ruolo di Hamsik

   

Hamsik-Napoli

Sabato il velo andrà via, e come per i grandi quadri appena restaurati la curiosità si unisce all’ansia. Ora che si fa sul serio e il calcio si sposta da sotto l’ombrellone, le domande si inseguono: sarà bello come prima? Avrà lo stesso fascino? Rimarremo subito incantati? All’Olimpico i riflettori saranno puntati sul quadro che, poco più due mesi fa, è stato commissionato ad Ancelotti: il nuovo Napoli. Carletto ha tormenti e tormentoni che gli scorrono addosso: e il primo prurito è Marek Hamsik. Dovrà essere il cervellone della squadra, è alla sua ennesima metamorfosi in carriera ma ancora non incide come dovrebbe nel gioco azzurro. Ci vuole tempo e il tempo è galantuomo. Ma nei test di questa estate, nel suo ruolo nuovo di playmaker non ha ancora fatto la differenza: smista lentamente, lancia senza slanci, troppi vuoti, corre poco.

SPIA ROSSA
Allegri per sminuire il lavoro di Sarri disse che di fatto non aveva fatto altro che prendere Hamsik e arretrarlo di venti metri rispetto ai tempi di Benitez. Ecco, una delle svolte tattiche di Carletto è aver spostato Marek di altri ventri metri, ma stavolta verso il centro del campo. Il nuovo regista. Al momento, l’idea non è ancora decollata: è una spia rossa che si accende; è una spia già incandescente per un Napoli che ha bisogno del talento dello slovacco. In qualunque parte del campo. Fino ad adesso Hamsik è sempre stato schierato al centro della mediana, lasciando spazio nel 4-3-3 a Fabian o Zielinski e persino a Rog come terzo a sinistra. Ovvero il suo vecchio ruolo. Eppure è stato con Diawara là nel mezzo, nella gara con il Borussia Dortmund che si sono viste le cose migliori.

IL TRASLOCO
A fare le valigie Hamsik è abituato: ritiri, trasferte, campionato, coppe, nazionale. Il trolley è sempre pronto, il beauty anche. Era certo di andare in Cina alla fine della scorsa stagione, poi è tutto sfumato perché De Laurentiis lo ha considerato incedibile. Motivo per cui ha fissato in 30 milioni il prezzo del suo cartellino. Marek ora deve abituarsi all’idea di traslocare solamente in campo. Ancelotti gli ha spiegato che è la metamorfosi che ha compiuto Andrea Pirlo. Hamsik non è un giocatore statico, ama svariare nel corso della partita. Il suo punto di partenza cambia con gli allenatori, chissà perché: ognuno lo vede in maniera diversa. Con lui playmaker, è certo, può aumentare la qualità del gioco azzurro in fase di possesso, ma i dubbi nascono quando il pallone ce l’hanno gli altri. E si è visto. Ma non è una scoperta. Pesa anche l’età: Marek ha 32 anni. È vero che dieci metri più avanti o indietro in certi casi cambiano poco, ma è anche vero che in un ruolo così delicato servono automatismi perfetti con i compagni e Marek dovrà trovare le giuste misure. Arretrando Pirlo davanti alla difesa Ancelotti ha scritto la storia del calcio, perché un discreto trequartista si è trasformato nel miglior regista del pianeta (con Xavi), capace di vincere un Mondiale con l’Italia e infinite altre cose tra Milan e Juve. Vuole riprovarci con Hamsik.

LE SCELTE
In questi anni ci siamo abituati ai lampi di classe di un campione unico il cui difetto maggiore paradossalmente ne sottolinea la grandezza: Hamsik ha sempre condizionato la manovra azzurra. Ora con la Lazio è probabile che Ancelotti decida di affidarsi a un play più strutturato e più abituato: Diawara. Possibile, ma non è detto. Perché il capitano non ha così tanta voglia di lasciar posto a un altro. Non ha preso bene il finale di stagione vissuto in panchina, non prenderebbe bene l’inizio di stagione non da titolare. Tormento e tormentone. Ancelotti ne ha uno non di poco conto in vista della Lazio.