Ancelotti: “Mi sento napoletano, vorrei restare per molti anni! Di Napoli mi piacciono soprattutto queste cose…”

 
   

Il tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport. Ve ne proponiamo alcuni passaggi:

Dove può arrivare questo Napoli quest’anno?
«Non lo sappiamo, secondo me questa squadra ha tante potenzialità e lo ha dimostrato nel girone di Champions, che era difficilissimo. Siamo cresciuti molto in personalità, convinzione, perché queste partite aiutano a crescere. Siamo una squadra che non può giocare a basso ritmo. Per riuscire dobbiamo lavorare sempre a ritmo alto».

Il Napoli ha il miglior centrocampo che ci sia in Italia. E’ così?
«Ne sono convinto. Allan, Fabiàn Ruiz, Hamsik, Diawara, Zielinski, Ounas. Sei centrocampisti di alto livello. Nella completezza siamo molto competitivi».

Non le manca un attaccante robusto?
«Dipende da come vuoi giocare. Noi non sfruttiamo molto i cross quindi cerchiamo di utilizzare più il gioco verticale e devo dire che la combinazione, fino ad ora, ha funzionato: siamo il secondo miglior attacco d’Italia dopo la Juve, due gol di differenza».

Koulibaly è il miglior difensore del mondo in questo momento?
«E’ uno dei migliori. Con Sergio Ramos, Varane. E con quelli della Juve che sono molto forti, più che come individualità, come coppia».

La Juve è inarrivabile quest’anno?
«No, la Juve è molto forte, molto continua, però inarrivabile no. Nella mia esperienza di calcio non ho ancora trovato squadre imbattibili. Certo, per stare al passo con la Juve, devi fare miracoli».

Carlo Ancelotti: cosa è il calcio nella vita di questo Paese? E’ una speranza? E’ un diversivo? E’ un gioco?
«Dovrebbe essere un gioco. E’ nato così, così è vissuto dai bambini. Ma per questo Paese il calcio non è tanto un gioco, quanto un diversivo. A Napoli rappresenta anche una rivalsa, una sorta di riscatto dal senso di abbandono che questa città ha legittimamente introiettato nei secoli. Per me rimane un gioco. Bello, emozionante. Ancora mi diverto, ancora lo faccio con passione. Sento tanta gente del calcio dire che non riesce a dormire per la pressione. Io dormo sempre».

La prima cosa che dice alla squadra quando arriva in una nuova società?
«Le racconto cosa ho fatto la prima volta che sono venuto qui. Ho parlato con la società, ho cercato di capire i loro progetti. La squadra già la conoscevo e mi piaceva. Dopo, piano piano, ho iniziato il processo senza stravolgere quello che già facevano molto bene con Sarri. Il Napoli è una squadra che ha conoscenza, per tre anni ha fatto un determinato e rigoroso lavoro e questo bagaglio si riconosce molto bene a livello di sapienza tattica: i ragazzi sono molto bravi. Dopo, piano piano, cerchiamo insieme di modificare il sistema di gioco. Naturalmente con la condivisione dei giocatori. Non faccio mai una cosa se i giocatori non sono convinti di farla. Mi diceva Sacchi che ci sono due modi di convincere le persone: per persuasione o per percussione. Io preferisco la persuasione. Però magari anche l’altro sistema è efficace».

Lei pensa sia immaginabile, per esempio qui a Napoli, un’idea del manager che resta per diversi anni come è per esempio nel calcio inglese?
«Mi piacerebbe molto. Forse qui ci sono le caratteristiche adatte a un progetto simile».

Che cosa ha Napoli che le piace? A uno come lei che viene dalla Bassa?
«Strano eh?».

Però interessante…
«Di Napoli mi piacciono tante cose. Ovviamente il paesaggio e la luce. Il golfo di Napoli, con Capri di fronte. Il Vesuvio: ti svegli la mattina e hai questa fotografia emozionante davanti. Poi che ha Napoli? La gente è molto disponibile. Il napoletano non si prende troppo sul serio. E’ gente allegra, disponibile, aperta. Mi piace poi la passione che c’è dietro questa squadra. Passione e rispetto. Tutti pensano che Napoli sia sempre un grande, esuberante, putiferio. A me piace frequentare la città, vado per strada, nei ristoranti e nessuno mi ha mai disturbato, sono molto rispettosi. Forse perché mi vedono un po’ vecchio…».

A proposito di senso civico, lei ha detto che se negli stadi continueranno gli slogan contro Napoli, che poi sono urla razziste, lei chiederà che la partita si fermi.
«Io non voglio fare un discorso solo sul Napoli, ovviamente. Voglio parlare degli stadi italiani e della lotta contro ogni intolleranza. Una cosa sono i cori e gli striscioni divertenti, altro le manifestazioni di odio e la demonizzazione di città, colori della pelle, appartenenze etniche o religiose. E’ un malcostume che deve finire. Credo che anche il presidente della Federazione sia sensibile a questo, gli arbitri sono sensibili, ci sono delle regole che gli organi competenti devono far rispettare. Se ci sono quei cori si devono attuare delle procedure: la segnalazione del capitano all’arbitro, l’annuncio con gli altoparlanti e, se nulla serve, la sospensione della partita. Serve far capire che si fa sul serio, che non si finge di essere sordi».

Degli insulti che Koulibaly prende regolarmente in tutti gli stadi cosa pensa?
«E’ uguale, devono fermare le partite».

Koulibaly una volta mi ha detto «Io sono napoletano». Anche lei si sente un po’ così?
«Sì. Mi piace l’atmosfera che si vive qui, l’ambiente. Napoli accoglie, non respinge».

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