Bellinazzo: ”Il Napoli si dia un organigramma ‘europeo’. L’Inter? Thohir e Mazzarri avanti solo con un compromesso’’

bellinazzoL’attenzione ai propri bilanci, dopo l’introduzione del Fair Play Finanziario, è tornata ad essere un must per tutti i club europei, ed in particolar modo per quelli della nostra Serie A, usciti da anni di spese dissennate che hanno portato a vere e proprie catastrofi.

I conti sotto controllo, però, non sono sinonimo di vittoria, soprattutto sul breve periodo. Ciò rende insofferenti le piazze e difficile per i club la scelta degli uomini giusti, quelli che siano capaci di conciliare il fare parsimonioso dell’economo con le competenze tecnico tattiche dello scafato dirigente di calcio.

Per capire qualcosa in più sul momento, economico e tecnico, che stanno vivendo alcuni club nostrani,EuropaCalcio.it ha intervistato, in ESCLUSIVAMarco Bellinazzo, giornalista del Sole 24 Ore, esperto, fra le altre cose, di economia sportiva.

 

 

Salve Bellinazzo, devo subito chiederle un favore: spiegarci il Fair Play Finanziario. L’Art. 57 del regolamento Uefa, accolto con favore anche dall’ECA, ha stabilito (imposto) il pareggio di bilancio ai club. Ma è tutto cosi’ semplice?

”La regola del break-even impone ai club di spendere quanto incassano per impedire che oligarchi e ricchi proprietari senza scrupoli li utlizzino come gioccatoli, riempendoli di debiti per vincere subito e magari poi abbandonarli al proprio destino. I club devono essere, in altre parole, autosufficienti. Sono ammessi piccoli scostamenti: nel primo biennio 2012/13 si potrà sforare il budget di 45 milioni. Le regole operative sono molte e complesse e vedremo che la Uefa le applicherà tra poche settimane quando arriveranno le prime sanzioni targate fair play finanziario.

 

 

Il neo presidente dell’Inter, Erick Thohir, aveva più volte dichiarato che il club nerazzurro non poteva procedere ad acquisti importanti se non dopo cessioni che ne abbiano coperta quasi interamente il costo. Dal mercato di gennaio, in cui è stato acquistato Hernanes (forse) per più di 15 milioni, l’Inter uscita sembra praticamente la stessa di sempre: più attenzione alle reazioni della piazza che al bilancio. Come giudica il mercato nerazzurro in funzione del pauroso rosso di bilancio che attanaglia il club milanese?

”L’affare Hernanes è stato in qualche modo ‘anticipato’ vista la bagarre scatenatasi sul mancato scambioVucinic-Guarin. La filosofia di Thohir resta la stessa: prima mettere i conti in ordine e poi investire”.

 

 

Inoltre, il progetto della Inter indonesiana avrebbe dovuto ripartire dai giovani, ma Walter Mazzarri, tecnico nerazzurro, pare essere allergico a questo tipo di discorso. Crede che se avesse avuto la possibilità di farlo, Thohir avrebbe scelto il tecnico toscano per rilanciare, risanandola,  l’Inter nel gotha del calcio internazionale?

”Difficile dirlo. Mazzarri ha dimostrato di essere un ottimo tecnico per arrivare a certi traguardi, ma più propenso a usare giocatori già pronti che giovani. Immagino che se non si troverà un giusto compromesso tra le esigenze della società e quelle dell’allenatore, il sodalizio possa chiudersi prima del previsto”.

 

 

Capitolo Napoli. Le difficoltà incontrate nell’ultimo mercato nonostante una disponibilità economica, reale e dichiarata dal presidente De Laurentiis, hanno apparentemente frenato la rincorsa azzurra allo scudetto. E’ tutto da ricondurre alla questione relativa ai contratti che il club azzurro prova ad imporre ai possibili acquisti (diritti d’immagine come esclusiva della società e complessità della composizione contrattuale)?

”Non credo. Un utilizzo dei diritti d’immagine anche da parte del club sia funzionale a far crescere al voce entrate, per quanto i grandi campioni sono più propensi a sfruttarli in proprio. I problemi del Napoli a mio avviso sono ‘interni’ e nascono più dalla scarsa capacità di investimento e valorizzazione nei giovani del vivaio,Insigne a parte. Anche se va riconosciuto come non sia semplice ricostruire un settore giovanile in pochi anni. Sul mercato internazionale il Napoli si sta muovendo come deve e come può”.

 

 

Il presidente De Laurentiis ha messo ai primi posti dei problemi che bloccano la crescita del suo club quello della mancanza di uno stadio di proprietà. Fermo restando che il patron ha perfettamente ragione, lei non crede che un grande club debba avere anche una struttura societaria adeguata? Non le sembra che, oltre a Bigon, il Napoli necessiti di una figura con più personalità, che possa tener testa al presidente ed a Benitez?

”Non si tratta di ‘tener testa’ al presidente. Quanto di definire un organigramma idoneo a una società di stampo europeo, quale il Napoli aspira ad essere, che abbia risorse e professionalità capaci di seguire accuratamente lo sviluppo di tutti i settori del business sportivo, dalla gestione dello stadio al marketing, dal merchandising al vivaio”.

 

 

Anche la Roma, come l’Inter, pare non avere floride finanze. Alla luce di un probabilismo ritorno alle competizioni europee, al club giallorosso basteranno i proventi ottenuti dalla qualificazione in Champions e dagli utili prodotti in borsa per attutire l’impatto con il FPF?

”Chiaramente per la Roma, come per ogni altra squadra italiana, è indispensabile essere in Champions. Arriveranno risorse importanti, ma non basteranno per riequilibrare i conti. Walter Sabatini ha saputo in questi anni utilizzare anche la leva del mercato per fare utili, facendo ottimi affari”.

 

 

Intorno alla Roma pare stia orbitando sempre con più convinzione il tycoon cinese Cheng Feng, che potrebbe rilevare addirittura il 25% del club giallorosso. Ci spiega come stanno in realtà le cose e cosa potrebbe cambiare a livello economico nel caso il magnate asiatico ottenga quanto sembra intenzionato a prendere?

”È davvero complicato spiegare questa trattativa che riguarda la quota di minoranza di Unicredit, ma che in futuro potrebbe coinvolgere anche le azioni di James Pallotta. È prematuro però ipotizzare qualsiasi scenario prima che la vendita venga chiusa e sempre che venga chiusa alla fine”.

 

 

E’ notizia delle ultime settimane la possibile abolizione delle comproprietà, con moratoria di due anni per quelle in essere. Cosa potrebbe cambiare, in caso di abolizione di questo istituto nostrano, dal punto di vista economico nel calcio italiano? Andrebbero a perderci, come si dice, soprattutto i piccoli club, che mirano a valorizzare i loro calciatori per rivenderli dopo un po’ a prezzo maggiorato?

”In linea teorica l’impatto economico non sarebbe così grave soprattutto perché ci sarebbe una fase intermedia. Certo se poi si vanno a legge i bilanci di certe squadre ‘pieni’ di compartecipazioni e di proventi frutto di ‘scambi’ di figurine come avveniva allegramente fino alla metà degli anni Duemila, qualche dubbio sorge. Diciamo allora che potrebbe essere un’occasione per dare maggiore trasparenza ai conti”.

 

 

In chiusura, agli arrivi di investitori asiatici in Italia, fa da contraltare l’addio di Massimo Cellino, proprietario e presidente del Cagliari per quasi 22 anni, che ha deciso di rilevare il pacchetto di maggioranza del Leeds United, glorioso club inglese. Dietro alla scelta dell’ormai ex patron sardo ci sono solo le difficoltà di avere uno stadio decente dove far giocare la squadra, oppure la presa d’atto che in Italia resta impossibile fare calcio senza avere alle spalle una holding gigantesca?

”Eviterei di trarre conclusioni di sistema da queste operazioni, anche perché sono tutt’altro che concluse. Le difficoltà della Serie A sono sotto gli occhi di tutti e le cause vengono da lontano. Ci vorrebbe un trattato per esaminarle qui. Diciamo, tanto per cominciare, che i 20 proprieteri dei club potrebbero partire dal ragionare come 20 azionisti di un’unica società e non come condomini litigiosi”.

 

Fonte: EuropaCalcio.it

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