L’ha cambiata tre volte ma alla fine ha preso quello che meritava. A Marassi, Benitez ha giocato più di Inler, sicuramente più di Higuain. Prima nella preparazione di una partita complicata, poi durante la partita stessa. Rafa ha cambiato di continuo il Napoli per due semplici ragioni. La prima: riprendere un risultato che ingiustamente (rigore non concesso sullo 0-0, 15 tiri, cinque occasioni da gol sprecate) stava scappando dalla parte doriana. La seconda: non poteva essere soddisfatto della sua scelta iniziale. Solito modulo, il 4-2-3-1 sta a Benitez come il 4-3-3 sta a Zeman, ma con due interpreti incerti. Britos, che fa più spesso il difensore centrale, diventava terzino e Ghoulam, che in questa stagione ha fatto sempre il terzino sinistro, si trasformava in ala sinistra.
COPERTURA. E’ vero che Mertens era rientrato da poco dopo l’infortunio alla testa e che De Guzman aveva dei problemi alla schiena (però tutt’e due erano in panchina e il belga è entrato a mezz’ora dalla fine), ma sembrava chiaro (e anche poco coraggioso e, come vedremo durante la gara, per niente redditizio) l’intento di coprirsi. L’ammonizione a Britos dopo 7′ complicava ulteriormente la situazione. I due, Britos e Ghoulam, non trovavano il punto d’intesa, erano sempre distanti l’uno dall’altro e quella terra senza napoletani era presto riempita dai muscoli di Okaka. Mihajlovic ci mandava il suo peso massimo anche per cercare il secondo giallo per Britos. Per questa ragione Benitez costringeva Koulibaly ad allargarsi dal centrosinistra a sinistra, era lui a fare a sportellate con Okaka.
PRIMO CAMBIO LOGICO. Quando Eder ha segnato il suo bel gol (ma vi raccomandiamo Albiol), Rafa ha dato il via alla serie dei cambi. Il primo era quello più scontato: fuori Britos, dentro Mertens come ala sinistra e Ghoulam tornava nel suo ruolo di terzino sinistro. Il Napoli si riassestava e metteva sotto la Sampdoria. Ma non bastava perché il gol del pareggio non arrivava.
SECONDO CAMBIO. Al 34′, il vero ribaltone. Benitez ritoccava perfino il modulo, anche se il 4-2-4 è fratello del 4-2-3-1. Vedeva Higuain in difficoltà (il Pipita non trovava la porta: quando sta bene, gli basta la metà delle occasioni per segnare), ma non lo toglieva (giusto, un colpo da Higuain lo puoi sempre aspettare), gli affiancava Duvan Zapata. Il Napoli giocava con due centravanti. Adesso c’era bisogno di cross dalle fasce. Maggio era in calo, però dall’altra parte si scatenava Ghoulam che, ritrovando il suo ruolo e la fascia intera, ritrovava anche il meglio di sé. La Samp era sempre più in affanno.
IN 10: TERZO CAMBIO. Poi succedeva il patatrac. Koulibaly è un armadio di legno massello a quattro ante, proprio come Okaka, e quando i due si prendevano a botte nessuno restava a terra. Era un duello fisico e leale. Ma quando era quel fringuello di Eder ad attaccare il difensore napoletano allora diventava un problema: troppo diverso il passo. La prima ammonizione di Koulibaly era stata procurata nel primo tempo proprio da Eder, la seconda al 40′ del secondo tempo idem. Con un uomo in meno, Benitez cambiava per la terza volta, abbassava David Lopez nel ruolo di difensore centrale, richiamava un po’ più dietro i due esterni Callejon e Mertens e lasciava alla coppia Higuain-Zapata la missione del pareggio. Che arrivava più per logica che per miracolo. Era logico che Ghoulam attaccasse come sa fare la fasc ia di sinistra, ed era logico pure che Zapata, più ispirato del Pipita, sapesse che la palla di Ghoulam sarebbe arrivata proprio in quel punto.
Fonte: Corriere dello Sport

