Callejon: “A Napoli ho trovato la mia dimensione, spero di vincere ancora qui. Higuain è il nostro trascinatore”

CALLEJON 1811L’attaccante azzurro, Josè Maria Callejon, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de Il Corriere dello Sport:

«Segno meno di un anno fa, ma mica poi tanto; ho gli stessi gol in campionato, nove, e mi mancano quelli in Europa e quelli in coppa Italia, per un totale di quattro reti però mancano ancora cinque mesi ed io sono uno che mantiene le promesse: avevo annunciato che avrei segnato ventuno gol e ci riuscirò, perché voglio battermi».
Aveva sostenuto, mica tanto tempo fa, che per lo scudetto c’eravate anche voi.
«Forse. Però la Juventus sta andando fortissima e devo dire che, complessivamente, sta meritando. Certo, contro di noi hanno deciso i dettagli, però giocano bene, nulla da obiettare. Per il momento, complimenti a loro».
E il secondo posto potrebbe diventare una storia a due tra la Roma e voi.
«Sono in vantaggio, ma hanno qualche problema: hanno perso De Rossi e Strootman, è partito Destro, non riescono a vincere con la stessa continuità del passato. Sarà una sfida appassionata, che riguarderà anche le altre: la Lazio piace, diverte, penso alla Sampdoria e poi ci sono le solite, la Fiorentina, l’Inter, il Milan, lo stesso Genoa che ci ha fatto soffrire».
Il Napoli è cambiato.
«A Doha è stata la svolta, soprattutto psicologica. Ci siamo sentiti diversi dentro, abbiamo dimostrato a noi stessi di poter battere anche i campioni d’Italia; è stata fiducia, autostima, ma anche una bella dimostrazione di calcio».
Però avete vissuto quattro mesi di inferno…
«Il ricordo di Bilbao ce lo siamo portati appresso per un bel po’, forse nell’inconscio più di quanto avremmo dovuto. Ne siamo usciti alla distanza, ma il retaggio è rimasto».
Soprattutto in lei…
«Ci penso ancora, a volte, anche se adesso ci rido su. Ma avevo visto quella palla arrivare, sentivo che era tutto giusto, la forza, il peso, la traiettoria, solo che ho valutato male: l’aspettavo su un piede, me la sono ritrovata sull’altro».
Si consoli, ha fatto di peggio.
«Immagino si riferisca a Bergamo. E neanche io so darmi una spiegazione. Però segnare all’Athletic avrebbe significato altro, ovviamente; ma devo dire che pure quel gol con l’Atalanta era impossibile da sbagliare».
Segna sempre Higuain.
«Che è il nostro leader, il trascinatore, l’uomo in grado di fare la differenza, perché ha un talento smisurato. Lo conosco da troppi anni e so quello che vale, so quello che è in grado di offrire. Averlo al fianco è un privilegio».
Cosa sogna Callejon?
«Tante cose assieme: fare un Mondiale con la maglia della Spagna e magari vivere una finale; tornare a giocare sul campo del Real Madrid, con la maglia del Napoli, e sfidare la mia squadra del cuore in Champions, meglio ancora in finale; giocare con mio fratello-gemello….».
L’unico che «unisce» Mourinho e Benitez è José Maria Callejon.
«Con Mou ho avuto la possibilità di giocare nel Real Madrid, al fianco di campioni di spessore impressionante. Con Benitez sono arrivato a Napoli, ho conquistato la Nazionale e per il momento anche una Coppa Italia e una Supercoppa, oltre a trovare una mia personale dimensione. Per me sono bravissimi, entrambi».
Cosa chiede adesso a se stesso?
«In Europa League possiamo fare strada, anche se non è per nulla semplice. Ma un pensierino ce lo facciamo, ovviamente. In Coppa Italia si è già nel vivo, mercoledì prossimo abbiamo una sfida delicatissima, contro una Grande. Però c’è il campionato…. Voglio vincere, ma non sono un gradasso. Il prossimo pensiero è il Chievo, che all’andata ci ha portato via tre punti. La cosiddette provinciali ci sono costate tanto nella passata stagione e pure in questa, vuol dire che è una questione di testa… ».
Il calciatore italiano più forte?
«Pirlo mi incanta».
Quello che la sta impressionando di più?
«Direi che Pogba, mamma mia, non finisce mai di stupire. Migliora di partita in partita, è un top player assoluto».
Se chiude gli occhi a cosa pensa…?
«Al clima della Champions, che non ha eguali. Il Real ha vinto la decima quando sono andato via… La Champions è il calcio, in tutte le sue componenti. E’ quella atmosfera che rapisce noi calciatori, me in particolare. Si gioca a certi livelli, contro avversari di spessore: ti senti diverso, vivendola».
Le è mancata….
«Certo che sì. E’ stato dolorosa essere eliminati, ma non ci andò bene nelle due partite. Fummo anche sfortunati, né capitammo nel nostro momento migliore. Ma ormai stiamo scrivendo altre pagine».

Carmine Gallucci

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