Un mese esatto. Trenta giorni di Maurizio Sarri. Che nei fatti sono sessanta, considerando le doppie sedute di allenamento cui il tecnico ha sottoposto il Napoli. Sudore e fatica, termini ricorrenti nella nuova gestione, forse anche abusati, ma che meglio di altri rappresentano l’epoca che è stata avviata con l’avvento del tecnico normalizzatore. Sì, l’uomo che ha riportato il Napoli internazionale di Rafa Benitez alla sua più reale dimensione di squadra normale, fatta di giovani e di esperienza. Un gruppo che si muoverà a fatica tra le big del calcio italiano.
E soprattutto un Napoli che ha iniziato a muoversi a fari spenti. Maurizio Sarri il maestro, più che l’operaio. Che va avanti a testa bassa. Che odia parlare di mercato, non indica al club la lista dei nomi dei calciatori da acquistare ma che punta tutto sull’organizzazione. Un mese di lavoro per osservare una squadra che ha cambiato qualcuno degli interpreti di Benitez, eppure si muove in maniera diversa. Che ha altro nella testa. Non più la velleità di primeggiare sul podio del campionato, sicura dei valori tecnici individuali, ma la volontà di mostrare bel calcio e tanto sacrificio. Si corre insieme e si lotta insieme. Un mese e allenamenti doppi, calciatori anche stremati dal lavoro ma fiduciosi sulla filosofia che ha portato Maurizio Sarri. Quel calcio non convenzionale fatto di movimenti senza palla, di visione di gioco, di inserimenti. E di una attenzione difensiva quasi maniacale.
Non è una contraddizione, Sarri propone un calcio moderno e anche offensivo. Ma gli uomini dietro la linea della palla in fase di non possesso devono essere sempre tanti. Il maestro è colui che insegna e corregge gli errori, la normalità di un uomo che nella carriera di allenatore ha sempre fatto così. Può piacere, e per ora l’operazione simpatia sta avendo grande successo, o meno. Sta di fatto che in un mese di Sarri, il Napoli è tornato sulla terra e finanche i top player hanno voglia e grinta per riscattare il quinto posto dello scorso anno. Avendone finalmente preso coscienza. Sarri, il volto dell’allenatore che non ama i proclami che non chiede il pieno di benzina nella Ferrari. Che promette lavoro e fatica. Allena i reparti, non i singoli. E il passo in avanti è già una buona base di partenza.
Fonte: Monica Scozzafava per Il Corriere del Mezzogiorno
