Il Corriere dello Sport racconta come Sarri sia diventato allenatore attraverso le parole di alcuni calciatori e collaboratori che hanno visto l’attuale tecnico del Napoli muovere i primi passi sulle prime panchine. A parlare: Vanni Bergamaschi, Federico Ugolini e Mirko Tinagli. Ecco quanto evidenziato dalla nostra redazione:
Bergamaschi: “Lo Stia non andava tanto bene e Maurizio, terzino tutta grinta ma non eccelso tecnicamente, mi era sembrato predisposto per allenare. Qualche giorno dopo chiamò un altro suo amico, detto il ‘caciano’, chiedendogli di fare da osservatore e lo mandava nei campi dove giocavano le nostre prossime avversarie, voleva sapere ogni dettaglio dei loro calciatori. Non si era mai visto un osservatore in Seconda Categoria, ma i nostri difensori sapevano tutto dei loro avversari. Altra novità. La squadra restava almeno una volta a settimana a cena negli spogliatoi per fare gruppo. Poi s’inventò gli schemi sui calci piazzati che spesso battevo io. Uno, due o tre, iniziammo a segnare anche in quel modo”.
Ugolini: “Quando avvenne il cambio in panchina allo Stia ci rimasi male, non ero abituato a certe cose. Maurizio lavorava in banca, ma non appena si sedette su quella panchina tutti capimmo ch’era quello il suo posto. Il suo primo modulo fu il 3-5-2 con Bergamaschi tra le linee a supportare l’attacco”.
Tinagli: “Anche da giocatore Maurizio era un maniacale. Faceva la pre-preparazione. Finiva di lavorare in banca e andavamo a correre insieme nel bosco di Figline, che ora è di proprietà di Sting, il cantante. Giocavamo col 4-4-2 o col 4-2-3-1, ma alla gente piaceva il nostro calcio, si divertivano a vederci. Sapete, Maurizio è iper scaramantico. Un giorno passammo davanti ad un campo di pannocchie e gli dissi che se ne avesse prese tre in quel momento avrebbe segnato tre gol nella prossima partita all’avversario. Lui lo fece e la domenica vincemmo 3 a 0 a Cascina. Quando finì la stagione del granturco passavamo per i campi a prendere tre mele, tre pere o tre noci…”

