Conte dopo la batosta col PSV Eindhoven: “Non è un caso, ora bisogna lavorare”
Antonio Conte analizza a Sky Sport una serata difficile: troppi volti nuovi nello spogliatoio, la Champions che alza il livello e la necessità di responsabilità e pazienza in vista del derby di sabato.
Buonasera. Non si era mai vista una tua squadra subire sei gol in carriera, sciogliersi anche in maniera così fragile? Ti delude di più? Ti preoccupa di più?
“C’è sicuramente delusione. Quando succedono queste cose non è mai per caso e dobbiamo essere bravi a capitalizzare quello che è successo stasera per cercare di invertire una tendenza che, per certi versi, non mi ha fatto impazzire. L’anno scorso abbiamo vinto un campionato straordinario con pochissimi giocatori: tutti sono andati oltre i propri limiti, c’era grande compattezza e unità. Quest’anno, giocando le competizioni europee e inserendo molte partite, abbiamo dovuto aggiungere tanti elementi alla rosa. Secondo me i nuovi giocatori sono stati troppi: inserire nuove teste in uno spogliatoio non è semplice e noi siamo stati obbligati a farlo.
Ciò che dico dall’inizio dell’anno è che sarebbe una stagione complessa. La Champions ha questo livello: offre partite durissime e c’è poco da dire, tanto da lavorare. Lavorando tanto ci vorrà comunque molta fatica: dobbiamo essere pronti a farla. Io vedo i calciatori ogni giorno e vedo cose e situazioni che mi inducono a pensare che sarà un’annata complessa. Non dobbiamo disperare: serve voglia di lavorare da parte di tutti e ricreare quell’alchimia dell’anno scorso, pur sapendo che ci saranno tante nuove teste e che ci vorrà tempo per la giusta connessione. Io mi prendo le responsabilità: i calciatori sono gli ultimi a prendersi le responsabilità, ma le prendo anch’io. Ho detto fin dal ritiro che sarebbe stata un’annata complessa; non è mettere le mani avanti, è onestà. Lavoro e serietà sono la mia arma migliore: dobbiamo ritrovare energie fisiche e nervose e dare ai ragazzi nuovi l’opportunità di entrare nei meccanismi, non solo calcistici ma anche di spogliatoio, che è la cosa più importante”.
Sabato avete già la partita contro l’Inter — la partita più importante del campionato, prima contro seconda dell’anno scorso. Questa sconfitta porterà delle conseguenze dal punto di vista morale? Interverrai anche dal punto di vista tattico?
“Se vinci va tutto bene, se perdi va tutto male; è la mentalità del tifoso e del giornalismo. Io penso che un bravo allenatore metta in campo i migliori giocatori e cerchi la giusta alchimia: finora abbiamo trovato un equilibrio che ritengo il migliore. Avere due esterni molto offensivi in questo momento non ci dà equilibrio e non credo sia giusto sacrificare uno dei centrocampisti. Certo, si analizzano gli aspetti tattici, ma il problema di stasera non è solo tattico: è legato anche al rendimento, alla testa e alla compattezza. Ciò non toglie che lavoreremo anche sugli aspetti tecnici e tattici per preparare la partita di sabato”.
Ti abbiamo visto spesso vivo e grintoso in panchina; questa sera ti sei percepito meno energico, quasi rassegnato. Non trasmettevi gioia. Cosa è successo?
“Io non trasmetto gioia durante le partite; in partita si fatica, si deve trasmettere rabbia, cattiveria, la famosa «cazzimma». Questa sera forse sono stato meno aggressivo in panchina e me ne assumo la responsabilità: può essere colpa mia se non sono riuscito a trasmettere la carica giusta. Il primo tempo, tutto sommato, non è stato male; il secondo tempo invece è stato un altro discorso. La prossima volta porterò la frusta e lo sgabello, scherza, come domatore di tigri”.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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