Corbo: “Ancelotti in missione contro il razzismo. Decisivo l’appoggio di Città e dirigenza…”

   
   

Antonio Corbo scrive su Ancelotti e la questione razzismo nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’:

“Il 2019 può essere l’anno di Carlo Ancelotti. Un paese di valori morali più confusi che aridi gli assegna una missione. Se l’è cercata senza forse immaginarne il valore politico. Si è schierato contro il razzismo. A giugno ne avrà sessanta, non è mai troppo tardi per una di battaglia di civiltà. Minaccia di fermare le partite appena i cori del tifo più ottuso offenderanno un giocatore di colore, la squadra, la sua città. Per il Napoli e i napoletani invocano il Vesuvio, scambiando nella funesta immaginazione il vulcano con un bagnoschiuma. Per Koulibaly, il più forte del campionato con Cristiano Ronaldo, si levano ululati ogni volta che tocca palla. Questi sono i fatti, questo è la sottocultura degli stadi, questa è l’Italia che assiste e non reagisce.

Ancelotti ha ribadito anche sabato sera che la sua squadra di fermerà. Basta offese. Diventa sua, tutto suo il pregio della reazione, ora che è stato lasciato solo. Non parla De Laurentiis, il presidente di un club sbeffeggiato che tessera Koulibaly, un gioiello da 150 milioni, almeno un terzo del patrimonio. Non si espone l’associazione calciatori, attiva solo quando c’è da scalare la presidenza federale, ricorderete le polemiche per una frase pasticciata di Carlo Tavecchio. Ora nessuno spende un sospiro. Non si registrano neanche commenti del vicepresidente e prossimo presidente della Figc, l’avellinese Cosimo Sibilia.

Non arrossisce l’allenatore degli infiniti scudetti, Massimiliano Allegri, quando attacca De Laurentiis, che aveva solo chiesto equità agli arbitri. I frequenti vantaggi offerti alla Juve devono essere solo un dogma, da subire senza discutere. Si fa sentire però Andrea Agnelli ricordando di aver finanziato nel 2015 un Report Unesco su discriminazione e razzismo. A pagina 71 si legge che. Quindi: Non chiudete le curve. Ma che pensa di ululati e dei cori sul Vesuvio diffusi anche nel suo stadio?

Si divide sulle soluzioni, ma non le attua il governo. Il questore di Milano chiede la chiusura delle Curve e il blocco delle trasferte. È in sintonia con il giudice sportivo che applica le prime sanzioni. Salvini li smentisce brutalmente. Descrive gli Ultrà come chiassosi e innocenti compagni di osteria. Era uno di loro, si capisce. Festeggiavano insieme i 50 anni della Curva Sud milanista. Il ministro felice era sottobraccio con uno dei leader, solo per caso accusato e condannato di spaccio. Impalpabile l’intervento del premier Conte che al contrario del suo ministro dell’Interno vuole una pausa. Come non detto.

Se si guarda intorno, Ancelotti scopre di essere solo. Ha il candore e la fermezza dell’emigrante di ritorno. Nei suoi 9 anni all’estero non ha raccolto solo vittorie, ma le esperienze di chi vive e vince in paesi e campionati governati da regole certe, univoche sui concetti di una democrazia. Gli sembra normale far qualcosa per arginare il tifo deviato. L’aspetto da placido borghese inganna: Ancelotti andrà avanti, non arretra. La squadra è con lui, la società non si sa bene.

Se l’Italia lo ha isolato, l’Europa al contrario lo sostiene. Aleksander Ceferin, presidente sloveno dell’Uefa, accusa gli italiani di non aver attuato a Milano il “Protocollo sul razzismo”. Sfidare gerarchie in contrasto ed un gruppo monolitico come quello degli arbitri diventa una impresa. Sarà decisiva l’adesione della città. Della sua opaca classe dirigente. Degli intellettuali. Dei politici e dei cittadini se si riuniscono intorno ad un’etica in pezzi. I disegni dei bambini per Koulibaly sono graziosi. Non basta. Attraverso i calcio, Napoli quest’anno può riaffermare la sua cultura antirazzista. In controtendenza. Ancelotti non è solo, perché non sarà solo lui a perdere questa sfida di civiltà. Anche chi si finge distratto”.

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