Corbo: “I calciatori dicono no al Napoli, non a Napoli. I motivi sono tre…”

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Antonio Corbo scrive dei tanti rifiuti ricevuti dal Napoli in chiave calciomercato nel suo editoriale per Repubblica, il Graffio

Mi sembra opportuno avviare una riflessione sui troppi giocatori contattati che rifiutano il Napoli. Non credo di avere la soluzione. Se non quella di elevare il fatturato per competere con altri club sugli ingaggi. E il Napoli non dà certo poco ai giocatori. Purtroppo il calcio globale rende difficile la vita delle società italiane. Non sono certo di aver individuato i tre motivi chiave. Ma preferisco aprire subito un dibattito, niente di più costruttivo che parlarne con chiarezza.

Benedetti Europei, la Nazionale rende al Napoli due immensi favori. Con il non gioco della seconda vittoria dimostra quanto siano stati bravi Sarri ed i suoi. Spettacolo quasi tutto l’anno. Non potendone offrire sul campo, Conte invita a vestirsi tutti d’azzurro: che ci si diverta almeno a guardare le tribune. Dal 10 giugno poi l’attenzione si è spostata sulla Francia, meno male: pochi si accorgono di quanto non accada sul mercato del Napoli. Lorenzo Tonelli, anni ventisei, ex Empoli, difensore versatile e possente, meglio al centro che a destra: è il primo e ultimo acquisto.

I tifosi del Napoli nel 2016 vedono arrivare solo nomi, quasi mai giocatori. André Gomes, Kramer ed Hector Herrera a gennaio. Ora Vrsaljko, Klaassen, Vecino, di nuovo Herrera, Zielinski. Spariti uno dopo l’altro. Spiragli solo per Herrera e Lapadula. Non sono invenzioni dei giornalisti: se dicono no, qualcuno li avrà cercati. Ma perché dicono no? La società non colleziona acquisti, ma solo rifiuti. Con tutti i calciatori trattati e svaniti, il Napoli avrebbe la squadra virtuale più forte al mondo. Ci si mettono anche il fedelissimo Hamsik con il suo procuratore Venglos, il più ostile Koulibaly con lo scorbutico agente Satin. Gravi certi messaggi a mezzo stampa dopo un secondo posto.

De Laurentiis il 27 maggio ha chiuso bene il caso Sarri. Ribaltò in un giorno la sua ingiusta immagine di avaro tiranno in quella radiosa di generoso mecenate. Ma ora che succede? La città non c’entra, qui dicono no al Napoli, non a Napoli, sempre più amata dai turisti. Se n’è andato anche Bigon, lo sfortunato direttore sportivo che attribuì il mancato colpo all’emergenza rifiuti di quei tempi. Tempi passati. Crolla anche quest’alibi. I motivi plausibili sono tre.

1) Il Napoli individua giocatori di ottimo profilo come tutti quelli avvicinati nel 2016, ma li esaspera con una tonnellata di clausole. Erano il merito di Chiavelli. Lo è ancora? La cessione dei diritti di immagine respinge, senza dar vantaggi al club. A che servono contratti tortuosi, se i calciatori chiedono di romperli ad ogni giro di vento?

2) Il Napoli offre ingaggi bassi rispetto alla concorrenza. Deve aumentare quindi il fatturato, troppo basso. Solo ora De Laurentiis osserva i mercati asiatici. Non c’è stata una sola iniziativa per censire e raggiungere milioni di tifosi nel mondo, ne ha scoperti anche in Nuova Zelanda una ragazza trentina con Facebook.

3) De Laurentiis e Giuntoli indovinano gli obiettivi, ma c’è chi esita. Lasciando spazi ad altri club che si inseriscono con offerte migliori. La strategia del rinvio ad aprile fa oggi lievitare le richieste dei procuratori. Trattare gli aumenti dopo secondo posto e cascata di record è micidiale. Né vale il pretesto che i moduli della Lega arrivino non prima del 20 maggio.

I calciatori non sono poeti, certo. Sono spesso avidi. Ma anche uomini, con criticità e angosce. Molti confessano delusione nella quotidianità. Stentano a riconoscere nell’amministratore Andrea Chiavelli un dirigente amico, uno che davvero preferisca le vittorie al risparmio. Il gossip gira. Modesti anche i premi: il Sassuolo per l’Europa League ha avuto 5 milioni, quasi il doppio del Napoli per la Champions. Le tensioni aumentano se manca un apparato di diplomazia intermedia: qualcuno che faccia da filtro, invece tutto confluisce sul presidente. Può ridursi un club ad un solo uomo?

Carmine Gallucci

360 gradi è l'angolazione minima con cui osservo il mondo. Twitter: @CarmineGallucci

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