Antonio Corbo scrive sul Napoli che sarà nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio”:
“Non solo la sconfitta con il Liverpool, era prevedibile il catastrofismo delle ultime ore. Le 5 sberle di Dublino svegliano il Napoli in tempo per recuperare dimensione migliore e dignità del gioco dopo due mesi di eccessiva euforia. Sono stati fuorvianti almeno quattro elementi: l’illusione che i 91 punti fossero non un record da ripetere con fatica ma la base comoda per volare più in alto, l’idea che il Napoli fosse stato frenato solo dalla sinergia Juve-arbitri, la sottovalutazione del calo di alcuni giocatori nel finale, l’euforia per l’arrivo di Ancelotti, allenatore predestinato al successo.
Tutto questo ha determinato un mercato debole, ma anche qualche errore nel calendario. Si va a sfidare il Liverpool finalista di Champions al culmine del ritiro, non dopo tre giorni di ferie e due fra ripresa e viaggio. Inevitabile subire il divario con una squadra peraltro già rodata per la Premier che comincia venerdì. A Lazio-Napoli del 18 agosto mancano invece quasi due settimane, c’è tempo per migliorare la condizione, provare nuovi assetti tattici, infilare qualcuno dei nuovi come Verdi, accorciare la squadra apparsa a Dublino slegata e lunga.
Potrebbe restituire un moderato ottimismo già la partita di domani sera (oggi ndr) a San Gallo con il Borussia Dortmund, quarto nell’ultima Bundesliga, appena passato sotto la guida dello svizzero Lucien Favre. Non è più lo squadrone del luciferino Jurgen Klopp, proprio il tecnico incontrato sabato a Dublino. Né ci sarà sempre un arbitro come l’inglese Hennessy che convalida un gol irregolare a Moreno per negarne uno valido a Callejòn.
Il Napoli spera intanto che Karnezis cominci a parare il possibile, in attesa che la società provveda ad acquistare un portiere esperto da abbinare al giovane Meret. Primo, ineludibile impegno di un mercato ancora incompleto. Dopo l’acquisto di Malcuit a destra, va osservato per la fascia sinistra Ghoulam: già, a che punto è?
Il passaggio da Sarri ad Ancelotti potrà persino migliorare il Napoli. Ma questa metamorfosi ha un costo. Nell’ultimo triennio la squadra giocava a memoria. Allenamenti e schemi ripetitivi davano possesso palla e gioco corto, ogni giocatore recitava la sua particina senza mai uscire dal copione. Ecco perché Sarri si fidava sempre e solo degli stessi, fino a far giocare gli stremati Hamsik, Callejòn e Mertens nel finale. Era un pregio, ma anche un limite. Ancelotti dà spazio alla fantasia. Chiede effervescenza. Ma questo metodo più evoluto richiede autostima, inventiva e personalità. Doti che per ora non si sono viste.
Con una migliore condizione, il Napoli dovrà sistemare i meccanismi difensivi dettati da Sarri, funzionavano bene tranne che sui calci piazzati; ma acquisire anche una veloce creatività in fase offensiva. Non basterà passare al compagno vicino fino alla noia, in attesa di un taglio giusto per mandare in rete chi piomba in area. Con Ancelotti bisogna osare di più: difensori esterni più alti, ripartenze con diagonali offensive, maggiore precisione che nel passaggio corto.
Promettono molto in questa prospettiva sia Kevin Malcuit (snello, tecnico, uno che spinge meglio di Hysaj) che i centrali Albiol e Koulibaly appena saranno in forma. Cruciale sembra il ruolo di Hamsik, lucido nella fase attiva con belle aperture, incerto nel contrasto. Rischia di ripetersi il trucco degli avversari: controllo stretto come con Jorginho. L’alternativa è nel cambio di modulo. Due mediani, Allan e Diawara. Un 4-2-3-1 da completare con il doppio terzetto: Verdi (o Callejòn), Fabian (o Zielinski), Insigne (o Mertens). E Milik prima punta. Se ritrovano presto la condizione Fabian, molto tecnico ma ancora cadenzato, Insigne ora impigrito e Milik sabato pesante, il 5-0 di Dublino sarà solo un brutto sogno”.

