Antonio Corbo ha commentato la vittoria del Napoli contro l’Espanyol nel suo editoriale per Repubblica, il Graffio
Per darsi coraggio a sei giorni dalla prima sfida con il Nizza, il Napoli si affida allo stile classico. Indossa tutto ciò che gli porta bene. Nel gioco e nella formazione, che non include un solo giocatore degli ultimi due mercati. Come chi va agli esami cruciali con la stessa cravatta e gli stessi amuleti. Squadra tutta vintage, nello spirito e nei nomi, che così placa le ansie dell’estate 2017. Una sola faccia nuova è la sorpresa: ed è quella affumicata da mille battaglie, il vecchio guerriero Maggio sostituisce Hysaj, scelta che conferma i dubbi di tenuta del settore destro in difesa.
L’Espanyol, come gli inglesi del Bournemount, nel primo tempo si siede a guardare. Assiste solido e sereno al monopolio del Napoli, senza tuttavia subirlo troppo. Due linee orizzontali, una da 4 l’altra da 5, con il solo brasiliano Leo Baptistao unica punta al vertice del 4-5-1: quanto basta per mettere in sicurezza la porta, impedire le proiezioni verticali del Napoli con il munito sbarramento, esorcizzare le migliaia di passaggi brevi che non garantiscono gol ma il costante possesso palla, l’elemento più plateale del gioco di Sarri, ormai eccentrico e distintivo come un brand. Il primo tempo è infatti la gestione del marchio, per il pubblico come per il club è una rassicurante conferma delle potenzialità del Napoli ormai prossimo alla doppia sfida per entrare in Champions.
Tanti passaggi, un incontrastato controllo del gioco, la superiorità tecnica trovano però nei ritmi bassi un limite. Mancano aggressive penetrazioni. Non è un caso se dopo tanto possesso palla il gol, l’unico del primo tempo, è su calcio piazzato: Una folgorante punizione di Mertens all’incrocio. L’Espanyol lascia solo un graffio quando una testata di Moreno devia di poco fuori un corner, ricordando al Napoli che la difesa a zona sui calci piazzati è ingrata, se ci si limita a guardare la palla trascurando i rivali in area.
Il secondo gol, firmato Albiol, dopo un’ora scarsa chiude una partita per aprirne subito un’altra. Sarri è appagato, ha visto qualche progresso e riempito tutto il block-notes di appunti. Ritira i suoi indiscussi titolari: Milik per Mertens il più significativo, quindi Hysaj per Maggio, esce per Giaccherini anche Insigne frizzante nella catena di sinistra ancora oggi un valore ma impreciso nelle conclusioni, quindigli altri, compresi gli acquisti Mario Rui ed un sempre più intrigante Ounas. Dagli inserimenti deriva una gara più allegra con guizzi imprevedibili, Rog in evidenza, ma conta poco: la lunga fase di rircerca per il Nizza e la Champions è conclusa. Il Napoli è, ed il 16 agosto sarà quello di sempre. Gioco corto, possesso palla, pressing alto, catena di sinistra attiva e posti fissi. Domina senza schiacciare. Signori, vince il Sarri-style.

