Antonio Corbo scrive della festa per i 90 anni del Napoli nel suyo editoriale per Repubblica, Il Graffio
Questo Napoli ha paura delle ombre. Ha rischiato di rompere i rapporti con Trentino Marketing per evitare l’impatto con tifosi delusi. Si è sottratto agli appuntamenti sanciti da contratti. Temendo chissà qualche contestazione. Ma non conosce il suo pubblico: gente non tradisce mai. Ha partecipato da protagonista alla grande festa dei 90 anni pur vedendo che nella formazione iniziale non c’era un solo acquisto. De Laurentiis, spiazzato dagli eventi, rincorre nomi a prezzi folli, il ritardo fissa una penale insostenibile, Icardi è un bel nome ma chissà se lo raggiunge. Sarri e la squadra sono già pronti a colmare i vuoti, in attesa che il mercato si concluda. Del passato mancavano molti, troppi protagonisti. Ma ad uno solo è bastata la voce per salvare da lontano la festa. Uno di un’altra epoca. Uno che le vale tutte. L’avranno finalmente capito: c’è un solo Napoli, ha 90 anni, e non è certo quello degli ultimi 12.
Grazie Maradona, ma dove sei? Chissà da dove parla, il mistero rende magico l’effetto, con le sue parole finalmente scende la quiete sul San Paolo dopo ore di segrete paure, la contestazione è sventata, protegge lui la festa del Napoli, si intravede quella faccia scura stampata sulla bandiera azzurra che taglia le brezze della prima sera d’agosto, si risente la sua voce sempre assonnata, quella che i tifosi di ogni età portano dentro, come suonano familiari quelle sillabe deformate e pasticciate, la sua nenia dolente sversa solo nostalgia e rispetto nello stadio dei trionfi, è lui che riporta la speranza, il fascino dei sogni possibili, è il profeta degli scudetti che rende di nuovo credibile il futuro del Napoli anche in questa grigia estate di veleni e rancori, fughe e tradimenti. Già, lo rimarca Diego parlando in terza persona, non ha letto nulla di Cesare, non studiava latino quando moltiplicava finte e dribbling sulla dura schiacciata di fango in riva al fiume, ma è questo il suo stile, Maradona è sempre il cronista di se stesso, si racconta in diretta anche ora come trent’anni fa, i tifosi non volevano che sentire questo, ed è una pietra grossa così che arriva da chissà dove ma crolla sua Higuain, lo schiaccia cancellandolo 36 gol dalla memoria della gente di Napoli, è la frase che ormai butta fuori Higuain dal Napoli e dalla sua immensa storia. Grazie, Diego, ma dove sei? Chissà da dove arrivata la voce registrata dall’amico Stefano Ceci, quelle parole di pace, gli auguri che hanno spento tutta l’ira dei tifosi e le 90 candeline del Napoli.
Diego vive a Dubai, su un’isola a forma di palma poggiata sul mare, la sua villa è la seconda sul secondo ramo a sinistra della chioma di Palm Jumeirah. Affonda nei ricordi del passato, chiede che cantino Stefano di Rione Sanità e l’argentino Sergio canzoni di Napoli e Baires. Non si droga da 12 anni, vive sereno i suoi 55, qualche farmaco gli rende lieve la notte interrotta solo dai film di Julia Roberts su uno schermo grande quanto tutta la parete. Sembra che abbia visto da laggiù il Napoli battere il Nizza, e gli sembrerà di aver investito bene sulla squadra abbandonata dall’argentino che ha preferito la Juve ai sentimenti. Napoli veloce, forse troppo dopo 22 giorni, qualche accelerazione c’è stata quest’anno per evitare false partenze, come segnala qualche malanno muscolare. Napoli veloce ma già bello: la società deve molto a Sarri e ad una squadra incompleta, che fa di tutto per nasconderlo. Non entra un solo acquisto, Gabbiadini si batte per legare meglio con i compagni, Callejon e Hamsik appena in ombra, svettano gli altri, Koulibaly rimarca il concetto che è lui il tesoro da non mollare, contrasta, domina e segna. Sulla sinistra Ghoulam e Mertens volano, sorprende Valdifiori, mai visto così impulsivo e nitido, Hysaj è già se stesso, prende coraggio Rafael anche fuori porta. Come nelle vere storie d’amore, perde chi fugge.

