Corbo: “Un netto 3-1 è diventato il modello di un calcio deviato. Nuvole di fumo per nascondere i difetti della Juve e i pregi della capolista”

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Antonio Corbo scrive sui presunti errori arbitrali in Napoli-Bologna nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’

“Il Var doveva disintossicare il calcio italiano da ingiustizie, abusi di potere, veleni. Dopo 22 gare, a sedici dallo scudetto, il tema è già cambiato: chi salverà la Var dalla tracotanza degli arbitri, dall’eterno virus delle polemiche, dai dubbi faziosi sulle vittorie altrui? Le tecnologie sono ormai applicate, limitano errori quindi i danni, saranno adottate in futuro e ai Mondiali: ma si è aperta in Italia una crisi di rigetto verso la lodevole innovazione tecnica. Si sentivano tutti più forti nella opacità. La trasparenza è invocata dai deboli, ma respinta da chi dovrebbe garantirla. Non piace agli arbitri, perché gelosi di un paradosso: meglio incidere con le loro sviste su partite e campionato, piuttosto che essere corretti da altri colleghi e Var. Non piace a chi perde: meglio nascondersi nel vittimismo, piuttosto che giustificare la loro impotenza.

Napoli-Bologna, dopo un netto 3-1, diventa così il modello di un calcio deviato. Un arbitro non si avvale della Var sul presunto rigore di Koulibaly. I rivali del Napoli in zona scudetto non riconoscono gli esiti del controllo tv in diretta. I commenti calpestano regole e buonsenso. Spiace che un vecchio campione, Roberto Donadoni, offra nome e passato per rafforzare la perversa tendenza. Si inchioda a due episodi del primo tempo. Al minuto 22 un tiro di Palacio finisce su coscia o polso, o su tutt’e due, di Koulibaly. Rigore? «L’arbitro non ha voluto perdere tempo per controllare la Var», è la pesante accusa di Donadoni a Mazzoleni. Una omissione: grave se contestata ad un pubblico ufficiale. L’arbitro lo è. Ma la Var, osservata tra le quinte, non può chiarire: l’immagine è laterale, il fotogramma riprende il pallone sul braccio, tenuto da Koulibaly attaccato al corpo. Non conferma né smentisce, dimostra che neanche la Var può essere perfetta. Rende un classico falso ottico.

Non esiste una immagine stratificata come la Tac, né c’era modo per Koulibaly di farsi amputare il braccio, in quell’attimo. Dopo 15 minuti, il difensore Masina spinge poi con la destra Callejon diretto a porta. Callejon colpito tra collo e spalla destra rovina pesantemente in terra. Rigore? L’arbitro ne è certo, in cabina di regia c’è l’affidabile Orsato che conferma, Mazzoleni spiega che la spinta c’è, ma non ha strumenti per calcolare l’intensità. Questa è bella: non conta il documento del fallo, ma l’intensità del fallo stesso. Il Napoli va sul 2-1, mancano 53 minuti. Il Bologna può ancora pareggiare e vincere, Donadoni ha tutto il tempo per svegliare i suoi, operare cambi tempestivi, evitare il vuoto al centro ormai sventrato, uno spazio che determina l’azione, quindi l’elegante diagonale di Mertens per il terzo gol. Il Bologna anzi sostituisce il migliore, Palacio, per indebolirsi con Destro.

Il risultato nitido per un Napoli pur bruttino, che in difesa risente dell’assenza di Albiol e di un Mario Rui appena discreto, che comincia con i compassati Allan e Hamsik, che consegna un Insigne svagato all’attento Mbaye, che si rianima con la vivacità di Zielinski e la potenza di Rog. Bruttino, ma nettamente superiore al Bologna. Si alzano però nuvole di fumo per nascondere i difetti della Juve e i pregi della capolista. Deve capirlo il Napoli: andrà sempre così, finché sarà più forte in campo e più debole fuori”.