In venticinquemila per l’allenamento a porte aperte del Napoli con Supercoppa italiana. Un happening speciale, ma anche la testimonianza di un dato: 25.000 persone. In molte gare di Serie A questa cifra non si raggiunge e lo stesso Napoli, in questa stagione, ha registrato numeri minori. In oltre la metà delle gare della massima serie, per vari motivi, è minore. La media spettatori dopo sedici giornate di A è stata valutata in 22.051 spettatori. Un meno 6.1% rispetto al dato finale della scorsa stagione attestatosi a 23.481 spettatori a partita.
STADI – Anche questo evento offre spunto per capire che il rilancio del calcio italiano (nell’economia del Paese) passa giocoforza anche attraverso i “nuovi stadi”. Meno grandi e più belli in diversi casi. La Juve già lo possiede. L’Udinese sta operando in merito. Il Sassuolo si è adattato. La stessa capienza dello Juventus Stadium (40.000 posti) e la sua media storica di 38.450 presenze (con l’utilizzo d’impianto di oltre il 90%) in gare di Serie A dal 2011 a oggi, è un altro dato indicativo per più aspetti che fa riflettere.
A CIASCUNO IL SUO – Le società di calcio italiane immaginano bene lo “stadio ideale” proprio. Occorrono i soldi. In alcuni casi i cento milioni investiti dalla Juventus con annessi e connessi per il suo stadio sono troppi, in altre situazioni (Milano, Roma, Napoli) forse ne servono di più. Altri stadi (Verona, etc.) se la cavano con un lifting. Per gli stadi uscire dall’era Comunale e approdare a varie forme di proprietà privata appare naturale, ma in Italia non avviene se non in casi rari a causa di interessi collettivi e privati contrapposti che zavorrano da decenni un settore dell’economia nazionale che in passato ha vissuto giorni migliori.
