Le parole del patron azzurro sulla sua avventura al Napoli.
Aurelio de Laurentiis, patron azzurro, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla tv svizzerra RSI, sulla avventura che sta vivendo al timone della squadra partenopea.
Ecco di seguito le sue dichiarazioni:
“Quando sono arrivato nel mondo del calcio, non sapevo nulla: quando mi parlavano del 4-4-2, pensavo fosse un modo di sedersi a tavola e tutti ridevano! Da bambino avevo giocato a basket. Mentre l’Italia è un popolo di “pallonari” in senso buono e positivo. Come ho unito cinema e calcio? Il cinema mi ha insegnato la disciplina e l’amore che uno deve avere per il proprio lavoro e l’essere professionale. Ma soprattutto l’essere imprenditore e non prenditore: non sono mai stato un prenditore ma un vero imprenditore. Il bello del cinema è che sei in completa libertà, in un oceano immenso di idee. Puoi usare la creatività per scegliere l’idea che ti piace di più e raccontare una storia, una sceneggiatura. Per quanto riguarda il calcio, non hai mai una visione totale di ciò che può accadere: non c’è una sceneggiatura scritta. Nel cinema, per 35 anni ho fatto i cosiddetti cinepanettoni, coniato nel dizionario italiano come termine, mi son divertito molto perché fotografavo italiani completamente diversi gli uni dagli altri con questi film. Loro ridevano e io pensavo: non sanno che stanno ridendo di loro stessi! Io sono stato fortunato, ho toccato con mano centinaia di film e autori complessi, come Woody Allen. Ho avuto la fortuna di fare marketing e di saper convogliare l’interesse verso quei film. Nel cinema partì da aiuto segretario di bottega.
Criticato come presidente? Veda, anche qui: il calcio ahimè, lo si vive partita dopo partita. Non ho mai sentito i miei tifosi cinematografici pretendere sempre di più, mentre nel mondo del calcio non basta mai, non fai mai abbastanza. Ti chiedono acquisti e altro, tutta gente che spesso fa fantacalcio e di calcio capisce molto poco! Ci sono 85 milioni di tifosi nel Napoli, 15 milioni negli USA. Allora io sento di essere amato dai più, criticato da quelli che vanno allo stadio ma fra quelli che vanno allo stadio ci sono un 10-15% di ultras che nella maggior parte del caso, sono fuorilegge. Lei ha visto cos’è successo a Milano con Inter e Milan?
Il rapporto col popolo napoletano? Mi hanno sempre abbracciato, chiesto foto e firme in continuazione. Le do una risposta al contrario: tanti anni fa, scendo dall’aereo a Torino, viene da me una persona con la maglia della Juventus: ‘Presidente, mi può mettere una firma? Mi permette una foto?’. Io dissi: ‘Ma tu non sei juventino?’, lui rispose: ‘Sì ma noi un presidente come lei non ce l’abbiamo’. Mi fa piacere, perché vuol dire che rappresento una diversità”.
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