Ex dirigente Juventus: “Davo più biglietti agli ultras per garantire la sicurezza”

biglietti juventus
   

Francesco Calvo, ex dirigente della Juventus, ha rilasciato dichiarazioni importantissime nell’ambito dell’inchiesta sui presunti rapporti tra ‘ndrangheta e ultras bianconeri

Francesco Calvo, ex direttore commerciale della Juventus ora al Barcellona, svela importanti retroscena al pm torinese Paolo Toso nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata tra i gruppi ultras bianconeri e il business del bagarinaggio. “Il compromesso è questo: per garantire una partita sicura, cedevo sui biglietti, sapendo bene che facevano business. Ho fatto questo perché ho ritenuto che la mediazione con il tifo organizzato, nell’ambito del quale mi erano note aggressioni anche con armi, minacce ed altro, fosse comunque una soluzione buona per tutti”.  

Con il fascino del nuovo stadio la Juve si è ritrovata ben presto a fare i conti con ultras sempre più problematici e violenti. “La gente – aggiunge Calvo nel suo verbale – avrebbe voluto uno stadio sicuro, i biglietti non erano regalati ma venduti. Mi è sempre dispiaciuto che ciò sottraesse disponibilità di acquisto di biglietti al pubblico e non ho avuto il coraggio personale di trovare altre soluzioni per fronteggiare i tifosi di quel genere”. Il guaio è che questo tipo di patti ha sempre un prezzo. “So – ammette l’ex direttore commerciale del club bianconero – che si permetteva ai tifosi di comprare biglietti in quantità superiore a quella consentita dalle norme, che è di quattro biglietti a persona”. E il compromesso “veniva utilizzato nei confronti di tutti i gruppi ultras”, attraverso la mediazione di due manager della società, ma sempre con il suo «avvallo»”.  

Un ruolo importante nell’inchiesta potrebbe averlo Rocco Dominiello, arrestato un mese fa nel corso del blitz dell’antimafia torinese con altri presunti affiliati, nell’ambito di un’inchiesta ben più ampia. Qualche giorno fa è stato sentito in Procura e si è dichiarato disponibile a chiarire i suoi rapporti con i vertici della Juventus anticipando che nel business dei biglietti la “’ndrangheta non c’entra”.

“La mia sensazione – dice Calvo, di Dominello, che ha conosciuto nel 2013 – è che avesse un ruolo di equilibrio, non un ruolo di capo ultras. Intendo dire che era uno che aveva la capacità di parlare con i gruppi. Non era soggetto che mi dava preoccupazioni in ordine a possibili comportamenti contro l’ordine pubblico. Mi facevano preoccupare i Bravi Ragazzi o i Viking…”. Domandano gli investigatori: “Vi siete mai chiesti da dove derivasse questa capacità di influenza a favore dell’equilibrio”? Riposta: “No, non ce lo siamo mai chiesti più di tanto”.  

Questo è quanto riportato dall’edizione odierna de La Stampa

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