Festival dello Sport, Ancelotti incontra Arrigo Sacchi e Josep Guardiola: “Napoli è una bella famiglia! Calciatori umili e società che vuole crescere: ci sono le condizioni per fare un bel lavoro!”

Ancelotti incontra Arrigo Sacchi e Josep Guardiola nell’appuntamento de Il Festival dello Sport. L’evento organizzato per parlare prettamente di calcio e lo si fa con dei maestri del settore che discuteranno di come è cambiato questo sport nel corso degli anni.
Questa la descrizione dell’evento, curata dall’organizzazione: “Il calcio di ieri e quello di oggi nei ricordi e nei discorsi di tre grandissimi allenatori. Sacchi, Ancelotti e Guardiola raccontano il loro modo di lavorare, spiegano la loro idea di calcio, parlano dell’importanza della gestione del gruppo e, attraverso gli esempi delle esperienze vissute, tracciano una linea che dal passato ci porta nel futuro. Il Grande Milan di Arrigo, che incantò il pianeta sul finire degli anni Ottanta quello spettacolare di Carletto che si prese la scena all’inizio del Terzo Millennio, e il Barcellona del tiqui-taca sono soltanto i punti di partenza per un ragionamento sul gioco più bello del mondo”
IL vice direttore della Gazzetta dello Sport Gianni Valenti ed il giornalista Andrea Schianchi  presentano l’evento.
Ancelotti, dopo aver visto un video in cui viene mostrato mentre canta durante alcuni festeggiamenti: “Mi avete fatto uno scherzetto, certe volte ho cantato meglio molte altre volte (ride, ndr). Come faccio l’allenatore? E’ un ruolo complesso ma piacevole, devi ragionare con i giocatori e con la società che lavora con te. Dobbiamo pensare che ci sono 25 giocatori ed altrettanti membri del club: sono tutti importanti allo stesso modo, li devi rendere importanti a partire dal magazziniere per avere i giocatori sempre al top. La mia idea di gestire il gruppo è quella di rendere le persone quanto più comode possibile, dare responsabilità e delegare. Per un allenatore è un aspetto importante, bisogna responsabilizzare le persone. Puoi delegare un calciatore, un dottore, lo staff tecnico: devi avere la possibilità di tenere tutto sotto controllo. Ognuno di noi ha una sua maniera di gestire, tante volte in momenti di difficoltà dicono ‘sei troppo morbido, una la frusta’. Se hanno bisogno di uno così, chiamate un altro. Le esperienze formano il carattere, se avevi un papà che ti picchiava diciamo che cresci con un altro carattere, non ho mai avuto queste esperienze e sono cresciuto così. Se davanti ai calciatori sono rude, non sono credibile. Napoli? Non è mai l’errore tecnico a far arrabbiare, è vedere un calciatore deconcentrato. Napoli è una bella famiglia, calciatori giovani con esperienze importanti. Molto umili, ed una società che ha voglia di crescere. La città è bellissima, ci sono le condizioni per fare un bel lavoro. Vediamo se poi in Europa viene fuori un bel lavoro, in Italia può uscir fuori. Klopp sistemato? Almeno all’andata, vediamo al ritorno”
  • Guardiola“Messi? Un animale competitivo, feroce, che aiuta i compagni a diventare competitivi. Odia perdere, gioca come quand’era piccolo. Nei grandi eventi, se la squadra l’accompagna, ti fa la differenza. Ne parlavo prima con Ancelotti, Messi e Cristiano per dieci anni fanno cinquanta gol all’anno: incredibile. Barcellona e Real Madrid hanno dominato perchè avevano questi due fenomeni”
  • Guardiola: “Il tiki-taka? Non voglio essere umile, ma non ho inventato nulla. Abbiamo vinto la Champions con tanti giocatori delle giovanili, entrati a 8-9-10 anni. E’ stata una combinazione di stelle che succede una volta nella vita: ebbi la fiducia dalla società, allenavo in quarta divisione, e ci siamo trovati un gruppo di ragazzi che si volevano bene ed interpretavano il gioco nella stessa maniera. Avevamo i soldi per acquistare i più forti giocatori, ma ci volevamo mangiare il mondo e l’abbiamo fatto nel tempo. E’ stata una esperienza costante, ogni tre giorni gli piaceva giocare. Il tiki-taka non mi piace molto come concetto, sembra un gioco ma in realtà sapevamo esattamente cosa fare. Con la palla sapevamo dove finire, ma è qualcosa che succede una volta nella vita: rimarrà sempre la nostalgia nel vederlo, ma è stato bello averlo vissuto. Vedremo se ne parleremo e se lo ricorderemo da qui a 10-20 anni: come i film”
  • Sacchi: “Modelli? Nel tennis mi piaceva Laver, mi piace il protagonista di un gioco. Mi piaceva la bellezza, le emozioni, lo spettacolo. La vittoria senza merito per me non è una vittoria. Ho cercato, in tutte le mie squadre allenate, di applicare un metodo: dicevano fossi un genio o un matto. Anche la televisione mi ha aiutato: mi innamoravo di Olanda, Brasile e Ajax per capire cosa facessero. C’è una evoluzione continua, gli ultimi 50 anni sono stati determinati dall’Ajax, dall’Olanda, dal Milan e dal Barcellona di Guardiola: si sono passati il testimone, se non c’è evoluzione questo sport è finito. Ho sempre pensato che le idee siano importanti, che il coraggio ed il rischio lo siano. Senza rischio rimani nel passato, l’innovazione ti porta a cambiare ogni anno. Noi vorremmo fermare il tempo, è una cosa culturale, perchè abbiamo una visione piccola e siamo vicini al passato. Il pessimismo ti blocca il cervello, giochi in difesa e così come puoi crescere?”
  • Ancelotti: “Il nostro mestiere? E’ necessario avere conoscenze, è importante il pensiero degli allenatori nel guidare le squadre. Ho avuto dei maestri importanti, Liedholm su tutti nella gestione delle risorse umane: negli anni ’80 era una figura fondamentale, non metteva pressione in ciò che facevi e non dava importanza al ruolo. Tecnicamente la figura di Sacchi è stata determinante, mi sono allenato con lui cinque anni e capisci quanto è importante avere un metodo per preparare gli allenamenti e cercare di trasmettere idee ai giocatori. Gli otto anni passati con lui sono stati molto formativi. Stressanti? Quando una cosa è nuova, ti chiedi ‘dove siamo?’: l’allenamento nel 90% dei casi era 20 minuti di riscaldamento, mezz’ora di partitella, dieci minuti di tiri in porta. Sembrava un altro mondo: quando porti cose nuove, all’inizio c’è un maggior coinvolgimento. Poi c’è l’apprendimento e l’attenzione, se poi arrivano pure i risultati…quando facevamo il pressing e rubavamo palla in contropiede. All’inizio la fase difensiva era una cosa ben definita, quasi totalmente passiva. Poi quest’ultima è diventata anche attiva, era più stimolante”
  • Guardiola: “Le squadre-guida del passato? Johan Cruyff è stata la persona più importante che ho avuto, ci ha aperto gli occhi con la sua maniera di giocare. Ci ha aiutato a capire una maniera diversa di intendere il calcio, era come andare a scuola ogni giorno. Vincevamo e ci diceva il motivo per cui vincevamo, era un gioco. Ci ha fatto innamorare. Tutti vogliono vincere, dappertutto: non è un caso che Arrigo Sacchi abbia cambiato il calcio, in Italia si vedono ancora i frutti. Tanti giocatori di Sacchi e Cruyff sono oggi allenatori, questo perchè ci hanno aperto la mente. Hanno portato amore per il gioco”
  • Sacchi“Berlusconi e l’acquisto di Ancelotti? Era il suo terzo anno, era molto attento e diceva che a Roma ritenevano Ancelotti una ‘sola’. Aveva una inabilità del 20% al ginocchio sinistro dopo una visita medica, mi disse ‘come faccio a prenderlo?’. Risposi che non mi preoccupava, era peggio se avesse il 20% in meno a livello mentale: i piedi sono solo un mezzo, il calcio si gioca con la testa. Ancelotti è stato un esempio di generosità, in un match vinto 5-0 segnò l’ultimo gol e si ruppe un braccio (ride, ndr)”
  • Sacchi“Con la Steaua Ancelotti giocava a sinistra, gli misero Hagi addosso perchè lo ritenevano il punto debole”Ancelotti: “Bel punto debole, gli diedi due scarpate subito (ride, ndr)”
  • Sacchi“Senza evoluzione il calcio morirebbe, l’Italia non è tra le prime come sempre: c’è una resistenza culturale al cambiamento, abbiamo una visione non troppo lunga per il futuro. Abbiamo una visione breve, non ci evolviamo. Costacurta mi disse che ci copiarono il Milan in tutto il mondo, ma non in Italia: adesso vedo un po’ più di coraggio nei club, senza un grande club è difficile fare qualcosa di importante. Stiamo guardando un calcio più armonioso ed ottimistico, che si apre al futuro. Il pessimismo non ti permette di esprimerti”
  • Guardiola: “Anche in Premier in Inghilterra le piccole si stanno evolvendo. Difficile commentare in generale, ma la tendenza è questa qui. Ogni calcio ha la sua identità, se vedo il Sassuolo mi dà l’aria di avere un calcio propositivo”
  • Ancelotti“Stiamo vedendo un calcio più evoluto? Sì, dagli anni ’80 si è evoluto ed è sempre in continua evoluzione. Vediamo un calcio che solitamente ben organizzato in fase difensiva ed offensiva, è un calcio propositivo perchè anche le piccole squadre, una volta legate solo ed esclusivamente al calcio difensivo, adesso con i nuovi allenatori cercano di giocare ed avere identità. Tutti cercano di avere identità, un tempo le piccole erano solo difesa e contropiede. Si è generalizzato un po’ in tutta Europa”
  • Sacchi“La bellezza salverà il mondo? Si può giocare meglio e poi perdere, se giochi meglio e non compensi ciò che gli avversari possono fare individualmente poi puoi perdere. Chi gioca meglio vince, non solo verrà riconosciuto come vincitore ma gli sarà riconosciuta autorità morale”
  • Ancelotti“Giocare bene ti dà più possibilità di vincere, il calcio è imprevedibile: si parla molto di statistiche, si cerca di spiegare meglio questo sport con più statistiche. L’unica statistica che conta realmente è quella dei gol segnati, non quella dei tiri”
  • Guardiola“Chi gioca bene vince? Direi di sì, ma succede. Nel calcio il bello è che tutto è possibile ed aperto, ma mi auguro che sia sempre così: chi gioca meglio abbia più possibilità, ma non sempre è così. Solo nel calcio devi calciare in una porta per vincere, è uno sport speciale e matto”

 

 

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