NAPOLI – Preso a schiaffi da una tramontana di ghiaccio e gol, quella col Milan è diventata subito la partita del terrore. Povero Napoli: questo è un lento,inesorabile scivolamento verso il nulla, nonostante la scossa illusoria di un breve intervallo di beffardi vittorie (Fiorentina, Roma…). Per il Milan, invece, un’estrema, inattesa e tribolata resurrezione. Inzaghi batte Benitez 2-0, in una specie di strano rigurgito generazionale. Napoli sempre più giù in classifica, tant’è che sono ben cinque le squadre sulla propria testa: così s’è conclusa la partita di San Siro, il bilancio più triste degli ultimi mesi beniteziani, una delle “strisce” più povere di punti e contenuti dell’intera storia recente nella città dove pure il calcio significa tanto, da riempire pure il vuoto sociale di Napoli. La paralisi dei centri nervosi dei calciatori partenopei non ha risparmiato nessuno: picchi catatonici. Anzi, alla vigilia, i milanisti sembravano persino più malmessi dopo le ultime figuracce consecutive, più giù di corda rispetto a Mesto (epilogo di un cognome) e compagni che pure avevano conquistato un sorriso nell’allenamento europeo di giovedì contro lo Slovan. Invece il campo ha rovesciato ipotesi e pronostici, divertendosi a sparigliare le carte. Il Milan non ha avuto paura di ciò che rappresenta, il Napoli sì, smettendo di sentirsi tale immediatamente. Ebbene nell’ennesima domenica dell’ulteriore opportunità due gollonzi del Milan hanno squarciato ancor di più le crepe del malinconico gruppo di Benitez. Sì, i ragazzotti di Pippo Inzaghi hanno vinto e non è stato un furto, bensì un suicido (degli azzurri) perfetto. Stordita sin dall’inizio, la squadra partenopea s’é pazientemente smarrita sino al 90′. Ed ecco fallito pure a Milano, il Napoli del non gioco, per il pianto di tutti i suoi innamorati delusi. Due tempi, un volto incredibilmente fisso in una tragica immobilità: una compagine da vascello fantasma. L’equilibrio si spezza subito, come un biscotto, e manco a dirlo è un boccone milanista. Ė una voragine quella che si spalanca nella difesa napoletana. Koulibaly e soci seguono con lo sguardo, nella loro fissità di movimenti, Jeremy Menez, che liberissimo, trova un’occasione da non credere: l’attaccante con la faccia da bambino si lancia in tutto quel vuoto, e gli basta colpire secco e preciso perché la palla vada dove deve andare. Comincia qui, al quinto minuto, l’avventura senza ritorno. E oggi questa resa del Napoli dalle grande ambizioni deve far riflettere: magari, alla fine arriverà pure secondo, magari in futuro inaugurerà un ciclo anche in Champions League; ma per il momento resta ai margini della buona classifica, scacciato sempre più giù prima dal Cagliari, poi dall’Empoli e infine da un Milan molto meno sontuoso, tuttavia assai più concreto e umile del Napoli. Non essere da scudetto è colpa dei mancati investimenti societari, ma essere sesti, raggiunti dal Milan, a -11 dalla Roma, sotto Lazio, Samp e Genoa è solo un suicidio tecnico e tattico.
Fonte: napolimagazine

