Ci sono casi in cui è inutile disquisire sull’eterna diatriba: meglio pensare sempre a segnare un gol in più degli altri o primo non prenderle? Il Napoli di Sarri non se lo domanda, perché le abbraccia entrambe quelle filosofie. Ed è per questo che è divenuta una super squadra.
Quando si pensa al Napoli di Sarri, la mente va subito alle goleade con cui schiaffeggia gli avversari (come è successo al Midtjylland) e al fantastico tridente Callejon–Higuain-Insigne, con Gabbiadini e Mertens riserve lussuose. Al limite, al centrocampo degli eccellenti giocolieri guidati da Hamsik. Normale. Ma la difesa del Napoli «segna» quanto i marziani che ha davanti. Reina ha incassato 8 gol in campionato, ma se si escludono le sei reti prese nelle prime tre giornate, significa che dal 18′ del primo tempo di Empoli-Napoli (Pucciarelli) a oggi ha incassato appena 2 gol in otto gare. A una media di una rete ogni 4 ore e 40 minuti. Come nel 2010/11, con Mazzarri in panchina. Ma sia nell’88/’89 (2 gol in 9 gare) che nel ’70/’71 (2 gol presi in 13 partite), c’è un Napoli che ha fatto meglio.
Ma nulla a che vedere con quello che succede là davanti, dove Sarri è già nella storia con il suo attacco atomico: nessun Napoli, mai, nelle prime 15 partite ufficiali della stagione ha prodotto un simile fuoco d’artificio. Gli azzurri sono andati a segno 37 volte alla media di un gol ogni 36 minuti. Solo Benussi (e Brkic in condominio) e Perin possono dire, quest’anno, di aver concluso la porta inviolata dopo aver affrontato il Napoli.
Fonte: Il Mattino

