Diciamoci la verità, quel gol a freddo Kuranyi nella gara d’andata e l’imbattibilità in Europa ci avevano consegnato un quadro onorevole dei nostri avversari, tant’è che a Mosca il tecnico azzurro, Rafa Benitez, aveva schierato ieri una formazione che rispecchiava un certo timore reverenziale nei confronti della Dinamo. Nulla di più errato. Gara soporifera per lunghi tratti e Dinamo Mosca a dir poco imbarazzante per come abbia cercato quel gol che le consentisse almeno di prolungare il match ai supplementari. Un rischio che i partenopei potevano anche evitare cercando con più convinzione la via della rete.
TOP – Contro una formazione, quella russa, di
caratura così bassa, tutti gli azzurri riescono a brillare con il minimo sforzo. Ma nella totale sufficienza va sottolineata una configurazione scelta da Benitez che è inedita nei protagonisti che compongono il “triangolo azzurro” sulla trequarti: David Lopez, tutto “cuore e gambe” e chiusure di precisione con ampio sostegno per la difesa, Jorginho, finalmente lucido propositore dopo un lungo periodo stagionale da encefalogramma piatto, e, leggermente più avanti, il vertice del triangolo, Manolo Gabbiadini che, palla al piede, inventa con una strabiliante fantasia. Questa volta Benitez riesce a pescare bene nella sua rosa e questa nuova composizione riesce ad offrire copertura e proposizione costringendo i russi a scavalcare il centrocampo con lanci o tentare la fortuna sulle corsie laterali dove Mertes-Ghoulam e Callejon-Maggio fanno buona guardia. Per ora, quindi, pari merito per i tre azzurri con il desiderio di rivederli presto contro avversari qualitativamente superiori.
FLOP – Come detto, al Napoli serviva un gol per la totale tranquillità e solo i limiti della Dinamo hanno favorito un passaggio del turno agevole. Dopo la tripletta della gara d’andata si attendeva la zampata finale che abbattesse definitivamente la preda. Ma Gonzalo Higuaìn, onnipresente nelle scelte iniziali di mister Benitez, è stanco, poco lucido e anche, paradossalmente, poco nervoso mandano soltanto una sola volta a quel paese l’arbitro nel corso di tutta la gara: non è da lui! In realtà il Pipita non gioca una brutta gara. Palla a terra è sempre il solito fenomeno che vale l’intero costo del biglietto, e si affida alle sue giocate più classiche: dribbling ubriacanti e accelerazioni improvvise, ma il calo di forma lo deconcentra sotto porta tant’è che in zona gol è sempre impreciso. Quando poi al 57’ fa sedere il numero uno russo Gabulov, sbaglia una cosa per lui semplicissima e, a porta vuota, spara alto la palla dello 0-1. Poco male, andiamo ai quarti e, se Gonzalo tirerà un po’il fiato, tornerà la macchina da guerra che conosciamo e che ci porterà lontano in questa Europa League.
Massimo Avino

