Delusione, tanta. Meraviglia, poca. Non sorprende infatti che il Napoli, liet motiv del biennio di Benitez, non riesca a fare risultato contro avversari di caratura inferiore. La “lezione” di Parma poteva insegnare (ancora) che la particolare impostazione di gioco degli azzurri non è efficace con squadre che compensano con l’agonismo un minor tasso tecnico. Proprio il Parma, l’ultimo club italiano a sollevare quella coppa che Hamsik e compagni sognavano di vincere a Varsavia. Ed invece in Ucraina affonda definitivamente la corazzata azzurra che dopo la semifinale di Coppa Italia, abbandona la competizione europea per mano di un Dnipro che è perfetto nel capitalizzare ciò che la buona sorte gli offre. Benitez si attrezza per abbattere le barricate di Kiev affidandosi a Gabbiadini, ma l’atteggiamento della squadra di Markevich annulla la scelta del tecnico di Madrid che nella ripresa pensa addirittura di affidarsi al 3-4-3 senza comprendere che la densità in mezzo al campo non fa altro che agevolare le chiusure dei padroni di casa e che bisognerebbe invece allargare il gioco per arrivare dalla parti del portiere Boyko
TOP– Non a caso, fatto salvo un ottimo corridoio centrale trovato da Inler nei primi minuti, gli unici veri pericoli corsi dal Dnipro arrivano dalla fascia sinistra dove Ghoulam ci prova ripetutamente con scarsa fortuna e poi, Dries Mertens, mette apprensione ai blu ucraini sia con pericolose incursioni in area che con due conclusioni che fanno correre un brivido lungo la schiena dei 70.000 dello stadio Olimpico di Kiev. Ad ogni palla toccata dal folletto belga ci si domanda perché non sia partito titolare. Il numero 14 azzurro appare uno dei pochi ad avere gambe e idee: mette alle corde Fedetskiy superandolo sistematicamente e offre cross e conclusioni a rete che però non sortiscono l’effetto sperato.
FLOP – A Kiev il Napoli perde la corsa per il terzo ed ultimo obiettivo stagionale. Dopo scudetto e TimCup, quella contro il Dnipro poteva essere una possibilità di arrivare almeno in finale. Ed invece in 180’ di gara la squadra che ha segnato più reti in tutta la competizione rimane quasi a bocca asciutta riuscendo a realizzare un’unica rete con David Lopez nella gara d’andata. Quello che è mancato nella doppia sfida contro gli ucraini è stato proprio il contributo di Gonzalo Higuaìn che si lascia ipnotizzare sempre dall’estremo difensore Boyko graziandolo il più delle volte: sulle 8 parate decisive di Boyko sull’argentino, almeno sei sono proprio errori di Higuain. A tu per tu, i campioni veri, fanno gol come è capitato all’ottavo del primo tempo e mancando l’occasione di ribaltare non solo l’incontro ma l’esito complessivo di questa brutta semifinale. Se il Pipita vorrà riscattarsi dovrà evitare che passino altri 26 anni dal prossimo prestigioso traguardo.
Massimo Avino

