L’ intervista di Maurizio Costanzo a Diego Armando Maradona. Diego: “Vorrei riavere 25 anni per giocare ancora. Sono 13 anni che non uso la droga, Equitalia ce l’ ha con me! Sulla camorra…”

   
   

 L’ intervista:

Sogna mai di essere in uno spogliatoio e poi entrare in campo con la folla che lo acclama? “Vorrei continuare a giocare, se Dio mi dà 25 anni e potessi giocare a calcio sarei l’uomo più felice del mondo, ma il tempo passa e allora mi diverto giocando con mio nipote, con mio figlio e coi miei amici”. 

Ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa? “Ho riconosciuto tardi Diego e ho perso tanti anni di vita con un figlio meraviglioso”.

Maradona cosa farà da grande? “Faccio l’amore con Rocio, gioco ancora a calcio, ho cinque figli più mia sorella, mio nipote, tutti quanti insieme”.

Che ci dice dell’abbraccio con Papa Francesco? “Siamo due argentini arrivati molto in alto. Sicuramente lui scenderò ma lui deve continuare a stare lì in alto. Io ho conosciuto anche l’altro papa ma non trasmetteva niente rispetto a Bergoglio, che sta facendo delle cose che sono da fuoriclasse”. 

Parliamo di alcuni suoi colleghi. “Icardi sarà un grandissimo giocatore, anche se Batistuta vale dieci Icardi, ma l’argentino è un traditore, non può andare a cena con loro e poi sposarsi con la moglie dell’amico. Quello che ha fatto a Maxi Lopez nella vita si paga. Pelè è stato grande, non mi piace litigare con lui”.

Come va coi problemi del fisco? “Gli altri mi facevano il contratto, non io. Quando arrivo in Italia mi tolgono di tutto ma Ferlaino cammina tranquillamente per Napoli, l’ho visto e non capisco perché. Anche Alemao e Careca avevano lo stesso problema perché avevano firmato col Napoli lo stesso contratto ma se la prendono solo con me, se qualcuno mi spiega il motivo mi fa un piacere così risolviamo tutto. Ora stiamo parlando con Equitalia, è impossibile che io, dopo aver lasciato la vita a Napoli, non posso fare più niente in Italia”. 

A che età ha iniziato con la droga? “Avevo 24 anni quando ho iniziato con la droga. Ero a Barcellona. È stato l’errore più grande che ho fatto nella mia vita. Mia figlia mi chiedeva di vivere per lei quando ero in coma. Ringrazio Dio perché mi ha svegliato, perché ha ascoltato mia figlia”.

Che ricordi ha delle sue notti brave con la camorra? “Uscivo di notte, questa gente mi faceva tante foto ma io non potevo chiedere il numero o il documento o il passaporto per fare una fotografia. Io la facevo, dopo uscivo sui giornali coi camorristi. Io non ho mai chiesto nulla alla camorra. Loro mi assicuravano che nessuno avrebbe mai toccato i miei figli ed è stato così, me lo promise Carmine Giuliano, l’unico con cui ho parlato”. 

E’ stato el Pibe de Oro… non potrebbe essere anche “d’oro” con i suoi nipoti? “Sì, ma voglio presto un sesto perché mi piacciono i numeri pari (ride, ndr). Magari un giorno mi sveglio e dico voglio anche un sesto figlio…”. 

Lei è stato un padre assente o bravo? “Sono stato assente perché ho lavorato tutta la mia vita, anche da malato ho continuato a lavorare. Oggi, però, i miei figli possono dire che sono un papà bravo”.

Più grande il problema di donne, soldi o droga? “Il problema più grande è quello della droga. La droga ammazza. Ho avuto una fortuna troppo grande per essere qui parlando con lei. Se avessi continuato sarei morto senza dubbio. Da 13 anni non prendo più nulla ed è bello”. 

Attualmente è innamorato? “Sì, sono tremendamente innamorato. Rocio è molto giovane, ha 26 anni. L’ho incontrata per strada ed ho fatto del mio meglio per conoscerla: le ho fatto l’occhiolino, l’ho invitata a mangiare un gelato e lei ha rifiutato, poi ho spiegato ad un amico che questa ragazza mi piaceva moltissimo così siamo andati a mangiare insieme e alle feste per dieci giorni finché non è arrivato l’amore. Ma Rocio sa che così come amo lei posso amare un’altra donna domani, sono fatto così: non mi hanno cambiato a 15 anni figurarsi ora a 56 anni. Però se Rocio la pensa come me l’ammazzo (ride, ndr). Con lei sto benissimo ma non voglio avere ancora figli per la troppa differenza di età”.

Ha avuto tante donne. “Sì, ma mi sono sposato solo con Claudia. Però ho avuto tanti figli. Diego Armando volevo vederlo sempre ma mi fermato. Quando l’ho conosciuto mi sono innamorato perché è uguale a me. Ora lui è con me, lavora con me, sta vicino a me. Tutto andrà a loro, vorrei unire tutta la mia famiglia”.

Ricorda il gol più bello della storia? “Il sogno di tutti. Quando andiamo a letto e siamo calciatori pensiamo: domani devo fare il gol più bello del mondo. A me è toccato ad un mondiale all’età di 26 anni…”. 

Ha disputato quattro mondiali, qualcuno potrebbe battere il suo record. “Quando arrivavano i mondiali era bello perché potevo rappresentare il mio paese. La mia nazione era povera, la gente non poteva mangiare e io questo lo sentivo, mi allenavo di più per far felice la stessa gente che oggi è schiava di un brutto governo”.

Quando fu acquistato da Roma dissero che era una mossa del governo per far distrarre la città di Napoli. “Durante una conferenza stampa un francese disse che mi aveva pagato la camorra, però questa storia è più bella (ride, ndr). La camorra voleva solo che noi calciatori regalassimo alla città lo scudetto, si comportavano con noi in maniera diversa dalle persone comuni”.

Napoli le è rimasta nel cuore? “Sì, e continua ad esserlo perché mi ha dato la possibilità di giocare alla grande competendo con le squadre del nord. Ho fatto cose che altri non volevano fare, ringrazio il sinistro ma anche il mio destro (ride, ndr)”. 

Suo padre è morto nel 2015, ha avuto rapporti fino alla fine con lui? “Sì, anche se ho legato più con mamma: le raccontavo tutto ed era la mia prima tifosa. Papà non aveva il tempo di fare il mio amico, se l’avesse fatto non avrebbe avuto il tempo per dormire dato che si alzava alle 4 del mattino per andare in fabbrica e tornava alle 5 del pomeriggio”. 

Cosa ricorda, invece, dei suoi genitori? “Mi mancano tanto. Non abbiamo mai avuto giocattoli, solo amore, tanto amore. Quando guardavamo i ragazzi con la bici, l’auto o il pallone più bello, pensavamo fosse bello avere tante cose ma sorridevamo lo stesso perché avevamo l’affetto dei nostri genitori. Non c’era invidia, ecco”.

Cosa ricorda della sua infanzia? “Dormivamo tutti nella stessa stanza, non avevamo la tv, mangiavamo in un posto vicino ai letti. Dico sempre che papà ha fatto un miracolo nel darci da mangiare a tutti noi, c’è una cosa che voglio dire: ho capito a 12-13 anni che la sera mia madre soffriva di mal di pancia perché voleva mangiassimo di più noi e lei meno”. 

Quando ha capito di essere Maradona? “A 19 anni ho vinto la Coppa del Mondo juniores in Giappone e in quel momento ho capito che potevo fare di più con la mia forza e con gli allenamenti quotidiani, in una squadra più forte. Sin da piccolo volevo solo il pallone, non pensavo ad altro”. 

Perché la chiamano el Pibe de Oro? “Il soprannome nasce a Napoli, prima ero “pelusa” per la folta chioma di capelli. Poi divento el Pibe de Oro per tutto quello che ho fatto, soprattutto perché sono stato acquistato dal Barcellona quando sembrava quasi impossibile. Volevo andar via, non c’erano squadre che potevano comprarmi, il Napoli ha fatto il miracolo…”. 

Fonte Tnt

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